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Bambini pronti per le vacanze da soli? Il parere psicologico

L’estate si avvicina e, con l’estate, la fine della scuola. Ma quello che è motivo di gioia per i bambini è, spesso, motivo di preoccupazione per i genitori che, soprattutto se lavorano entrambi, devono fare i conti con una riorganizzazione dei tempi familiari. In attesa di ferie che possano riunire tutta la famiglia, c’è sempre la possibilità di risolvere il problema, almeno per una o due settimane, regalando al bambino una vacanza “tutta da solo”. Ma l’idea è spesso accompagnata da un dubbio centrale: “Mio figlio è pronto da solo?”. Vediamo insieme come capirlo, come organizzare la partenza e come gestire il distacco.

Vecchie colonie addio
L’offerta di campi scuola e di vacanze senza genitori si rivolge ai bambini che abbiano compiuto almeno 6-7 anni, anche se l’età più indicata è a partire dagli 8-9 anni. Le numerose possibilità di scelta sono in grado di accontentare un ampio spettro di esigenze. Si va dai campi naturalistici gestiti da associazioni ambientaliste alle settimane nelle fattorie didattiche - dove si impara come si lavora la terra, come si allevano gli animali e come si preparano i piatti tradizionali - alle esperienze di vita comunitaria gestite da associazioni religiose e non. Poi ci sono i classici corsi di lingua in soluzioni residenziali, i campi avventurosi a metà tra sport e natura e persino qualche percorso archeologico. L’offerta, insomma, si è ormai ampliata rispetto alle classiche colonie estive che molti di voi ricorderanno un po’ come prigioni. Le vostre esigenze di affidabilità saranno garantite da staff specializzati, con il vantaggio che, in un panorama tanto vasto, troverete ampio spazio per assecondare gli interessi e le inclinazioni del bambino.

Sarà pronto per partire da solo?
Se quello che vi lascia perplessi non è la meta o il tipo di esperienza da proporre al bambino, ma il dubbio che il piccolo possa non essere pronto, fermatevi un attimo a riflettere. Conoscete abbastanza bene vostro figlio da sapere se ha continuamente bisogno di essere rassicurato dalla vostra presenza oppure no. In genere, un bambino in età scolare ha già avuto la possibilità di sperimentare il distacco da mamma e papà in più occasioni e spesso è motivato da una forte spinta all’indipendenza e dal desiderio di dimostrare al mondo dei grandi di sapersela “cavare da solo”. Ma, come sempre, le generalizzazioni contano poco, perché ogni bambino è diverso dall’altro. Se vostro figlio ha già vissuto un periodo di allontanamento dal nido domestico, magari protetto dalla presenza di una figura familiare vicaria, in occasione delle vacanze dai nonni, o della gita con gli zii, la sua reazione in queste precedenti esperienze è un ottimo parametro di valutazione. In genere i bambini che hanno frequentato l’asilo sono meglio disposti ad accettare una vacanza da soli. Un altro fattore importante è l’autonomia nella cura di sé: il piccolo deve essere capace di lavarsi e vestirsi. Ed è importante anche che sappia comunicare in modo comprensibile le sue esigenze. Un altro requisito rilevante è la socievolezza: un bambino che si inserisce facilmente nei gruppi affronterà con maggiore facilità una vacanza da solo. Non è però indispensabile che si verifichino tutte queste condizioni. Perché vostro figlio affronti serenamente una vacanza da solo, basta che abbia almeno tre dei requisiti descritti.

È piccolo e indifeso. Ma sarà vero?
Se il vostro timore è dettato dal fatto che il bambino vi appare molto piccolo e indifeso, può essere una buona idea farlo partire con un fratellino o con un amichetto. Non importa che il compagno di viaggio abbia già alle spalle un’esperienza autonoma: la semplice condivisione della prima volta fuori casa aiuterà entrambi a non sentirsi disorientati. Se invece riconoscete che l’idea della separazione spaventa più voi che lui, ponetevi alcune domande sull’ansia che provate. Prima di tutto domandatevi se i rischi che percepite sono reali o se più probabilmente sono ingigantiti dal vostro amore di genitori. In ogni caso - sia prima di prendere l’eventuale decisione, sia dopo - cercate di non trasmettere la vostra ansia al bambino. Se la scelta alla fine sarà affermativa, cominciate gradualmente a sciogliere la tensione preparando con cura la prima trasferta di vostro figlio: lui la vivrà con curiosità e trepidazione e voi l’accetterete più serenamente.

I passi da compiere per preparare la partenza
Organizzate insieme la vacanza, lasciando al bambino la possibilità di scegliere che tipo di esperienza vuole vivere. Una volta scelta la destinazione, fate qualche piccolo sopralluogo per familiarizzare con la struttura e, se sono previsti, partecipate con il bambino agli incontri di preparazione alla partenza. Quando si avvicina il momento, ascoltate i suoi dubbi, monitorate le sue ansie e soprattutto mostratevi tranquilli. E poi, preparate la valigia: la scelta dei vestiti, degli accessori, delle attrezzature da portare con sé ma anche gli scambi di idee su quello che può essere necessario costituiranno un ricordo per lui piacevole quanto la vacanza. Non dimenticate di inserire in valigia un oggetto a lui caro come un peluche o il suo giocattolo preferito. Se avvertite che il piccolo teme il distacco, dategli un vostro oggetto da portare con sé: ha bisogno di sentirsi rassicurato e non di vivere la vacanza come un allontanamento punitivo.

È partito. E ora che faccio?
Fatevi sentire costantemente ma non troppo spesso. L’equilibrio giusto nei contatti telefonici aiuterà il bambino a sentirsi rassicurato, ma anche a capire che riconoscete la sua indipendenza e che gli state dando fiducia. Se non siete in grado di trovare da soli questo equilibrio, l’ideale è rispettare regole e orari del campo o della struttura. Se percepite che il bambino non si è integrato e manifesta un senso di malessere, rincuoratelo e cercate di tranquillizzarlo. Tutti i soggiorni, in genere, prevedono una giornata di condivisione con i genitori, alla quale potete partecipare. Può essere l’occasione giusta per placare la vostra ansia, vedere con i vostri occhi che il bambino è in grado di farcela da solo e condividere con lui questa conquista. Se constatate invece che il bambino non si trova bene approfondite le ragioni del disagio, parlate con vostro figlio, provate a distinguere insieme la malinconia del nido familiare da una reale situazione di malessere e lasciate aperta la possibilità di un ritorno a casa offrendo, però, al piccolo la decisione finale. La prima vacanza da solo deve essere un’esperienza positiva e se non lo è meglio interromperla per non lasciare spiacevoli ricordi.


Sabrina Ficco

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