Comicon, la mostra evento di fumetti
Cos'hanno in comune Batman, una montagna di toys giapponesi, Frank Miller (il creatore di 300 e Sin City), l'ex pornostar Tracy Lords e un esercito di fan di Star Wars vestiti da truppe imperiali? Facile: i quattro giorni di puro delirio del Comic-Con International, la fiera-evento più importante per il mondo dei fumetti appena conclusasi a San Diego e presa d'assalto da centinaia di migliaia di persone. Nato nel 1970 tra le sale di uno degli hotel della città, il Comic-Con si è presto trasformato in una vetrina per l'intera industria dell'intrattenimento. Dopo il successo dei blockbuster dedicati ai supereroi, Hollywood ha capito che per sfondare al botteghino bisogna partire dalle hall del Convention Center di San Diego, attraversata quest'anno da oltre centotrentamila visitatori.
Così, mentre Il cavaliere oscuro, la nuova pellicola di Christopher Nolan dedicata all'uomo pipistrello Batman, demoliva tutti i record d'incasso nel primo weekend, la parata di stelle al Comic-Con è stata impressionante: da Hugh Jackman, accorso dall'Australia per mostrare ai fan il primo spezzone di X-Men Origins: Wolverine di cui è protagonista, a Guy Ritchie con il suo Rocknrolla, per finire a Samuel L. Jackson, veterano della manifestazione che durante la conferenza stampa di presentazione di The Spirit (tratto dall'omonimo comic-book di Will Eisner) ha ammesso di avere un'impressionante collezione di action-figures (pupazzetti, per i profani) con le sue fattezze. Ma il Comic-Con è soprattutto la fiera degli incontri ravvicinati del quarto tipo: una coppia di visitatori over-60 in tutine di spandex (Superman lui, Wonder Woman lei) che si fanno fotografare in posa plastica da orde di teenager vestiti come i personaggi dell'ultimo videogame di arti marziali, star della tv sul viale del tramonto o completamente tramontate (qualcuno ricorda il nome dell'attore che interpretava il serial Ralph Supermaxieroe?) o divi in incognito alla ricerca di super-memorabilia. E ancora eroi fatti in casa che inneggiano al consumo responsabile di energia, venditori di t-shirt di Obama (a ottobre uscirà la sua biografia a fumetti) in posa da Clark Kent pronto a spiccare il volo, tipacci smunti dipinti di verde smeraldo che emulano l'incredibile Hulk.
Gli Eisner Awards, gli Oscar del fumetto (tra i vincitori di quest'anno c'è Dan Clowes, l'autore di Ghost World e Brian K. Vaughan con lo splendido Y: The Last Man), sono solo uno tra i centinaia di eventi che si sono susseguiti nel corso della manifestazione. Cinema indipendente, tavole rotonde con le maggiori case editrici del settore, incontri con scrittori, disegnatori e pezzi grossi dell'industria delle nuvole di carta, anteprime cinematografiche e maratone notturne con cult horror-splatter.
Sopravvivere a cinque giorni a questi ritmi è un'impresa eroica. L'unico posto in cui stare un po' tranquilli è la sala stampa, quasi sempre deserta. Oppure uno dei terrazzi che inquadra downtown e un pezzetto d'oceano. "Got a lighter?" ("Hai da accendere?") fa una voce al tuo fianco. La riconosci quasi subito. Ti volti e ti ritrovi davanti un Kiefer Sutherland (quello del serial 24) che più che di una sigaretta probabilmente avrebbe bisogno di una flebo. "Mi spiace, non fumo". "Meglio così, io continuo a smettere" fa lui andandosene. E all'improvviso ti rendi conto che forse non avrai superpoteri, ma hai appena salvato i polmoni a Jack Bauer.
repubblica.it
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