Diventare adulti attraverso la morte iniziatica
Cosa si intende per «adulto»? Non è solo una questione di identità sessuale: l’iniziazione «svela a poco a poco al neofita le vere dimensioni dell’esistenza e, introducendolo al sacro, lo obbliga ad assumere le responsabilità di uomo». Per capire meglio questo concetto più ampio di identità adulta, dobbiamo prendere in considerazione un aspetto fondamentale dei riti di iniziazione: la «morte iniziatica». Questo concetto è centrale in qualsiasi rituale iniziatico. Il novizio è sottoposto a prove e torture più o meno terribili che hanno come obbiettivo quello di ucciderlo simbolicamente: «la morte iniziatica rende possibile la tabula rasa su cui si inscriveranno le rivelazioni successive, destinate a formare un uomo nuovo». Tale simbolismo sembra dunque assolutamente necessario nei rituali iniziatici in quanto è ciò che rende possibile una nuova nascita: il momento centrale di ogni iniziazione è rappresentato dalla cerimonia che simbolizza la morte del neofita e il suo ritorno tra i vivi. Ma colui che ritorna alla vita è un uomo nuovo, che assume un altro modo di essere. La morte iniziatica significa a un tempo la fine dell’infanzia, dell’ignoranza e della condizione profana. Nello scenario dei riti iniziatici, la «morte» corrisponde al ritorno provvisorio al Caos; è dunque l’espressione esemplare della fine di un modo di essere: quello dell’ignoranza e della irresponsabilità del bambino. Si rinasce cioè ad una condizione adulta, di uomo in senso più ontologicamente ricco, in quanto durante l’iniziazione i giovani vengono fatti rinascere in una dimensione diversa da quella quotidiana: sono introdotti nella sfera del «sacro». Lo stesso Van Gennep osservava che i riti di passaggio hanno una caratteristica fondamentale in questo temporaneo accesso alla dimensione del «sacro»: riferendosi al passaggio tra le varie fasi della vita grazie alle iniziazioni, diceva che «colui che passa, nel corso della sua vita, attraverso queste alternative, si trova a un certo momento, per il gioco stesso delle concezioni e delle classificazioni, a far perno su sé stesso e a volgersi al sacro anziché al profano».
Citazioni tratte da Van Gennep.
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