Fiaba e inizazione secondo Propp
Il fatto che la fiaba rispecchi i riti di inizazione è stato già messo in evidenza, ma questo problema non è mai studiato sistematicamente. Frazer lo ha impostato nel Ramo d'oro. Tuttavia egli non si interessava alla fiaba in quanto tale. Egli se ne serve soltanto quale argomento a favore della sua teoria secondo la quale, al tempo dell'iniziazione, l'anima dell'iniziato viene trasferita in un animale totemico […] Vediamo che gli autori girano intorno al problema, percependo intuitivamente che vi è un certo nesso, ma non possono o non vogliono addentrarsi profondamente nello studio del materiale e definire questo nesso nella sua essenza […]
Ma cos'è l'iniziazione? L'iniziazione è uno degli istituti propri dell'ordinamento tribale. Il rito viene compiuto al sopraggiungere della maturità sessuale. Con questo rito il giovane viene introdotto nella comunità tribale, diventa membro con pienezza di diritti della tribù e ottiene la potestà di contrarre matrimonio.
Questo è lo stesso percorso che simbolicamente percorre l'eroe della fiaba. Segue Propp in proposito:
Questa è dunque la funzione sociale del rito. Le sue forme sono svariate ma ritorneremo su questo aspetto in rapporto al materiale fiabesco. Queste forme sono determinate dal fondamento concettuale del rito. Si suppone che durante il rito il ragazzo muoia e che successivamente risorga un uomo nuovo. È la cosiddetta morte temporanea. La morte e la resurrezione sono il risultato di azioni raffiguranti la scomparsa del neofita inghiottito o divorato da un animale mostruoso. È come se il giovane venisse inghiottito da questo animale e, trascorso un certo tempo nel suo ventre, ritornasse alla luce, cioè venisse sputato fuori o vomitato. Per compiere questo rito talvolta venivano erette speciali costruzioni o capanne aventi la forma dell'animale e la porta ne rappresentava le fauci. Qui veniva effettuata la circoncisione. Il rito veniva celebrato sempre nel folto della foresta o della boscaglia, in rigorosa segretezza. Il rito era accompagnato da torture fisiche e mutilazioni (taglio di un dito, estrazione di alcuni denti ecc.). Un'altra forma di morte temporanea consisteva nel bruciare, cuocere, arrostire, tagliare a pezzi simbolicamente l'adolescente e farlo nuovamente risorgere. Il ragazzo risorto riceveva un nuovo nome, gli venivano impressi sulla pelle marchi e altri segni del rito celebrato. Il ragazzo era sottoposto ad un tirocinio più o meno prolungato e severo. Lo addestravano ai metodi di caccia, gli venivano comunicati segreti a carattere religioso, notizie storiche, regole ed esigenze di vita, ecc. Il ragazzo imparava le regole della caccia e della vita sociale, imparava a danzare e a cantare, gli insegnavano tutto quanto sembrava fosse necessario nella vita.