A più di venti anni dall'uscita in Giappone, arriva nelle sale italiane il film d'animazione che ha fatto esplodere il maestro Hayao Myazaki: Il mio vicinoTotoro
La storia è ambientata nelle campagne di Tokyo intorno agli anni 1950. Tratta argomenti quali l'amore e il calore della famiglia, la cura che si dovrebbe avere per la natura, l'importanza di essere uniti nei momenti difficili, l'altruismo.
Totoro è la metafora della vita, interpretato spesso come uno spirito kami shintoista: la sua casa, l'albero di canfora, è un jinja, santuario shintoista con un torii e delimitato da shimenawa, corde di paglia di riso intrecciata usate per la purificazione rituale nella religione shintoista. In realtà non si riesce a distinguere la «realtà» dal «sogno», in tutto il lungometraggio: ad esempio la notte dell'arrivo di Totoro nel giardino delle bambine i germogli crescono fino a diventare un albero colossale, che il giorno dopo sparisce e lascia il posto a dei normalissimi germogli, lasciando alle bambine il dubbio che nulla sia realmente accaduto nella notte. La "Nonnina", non a caso, non ha un nome: sembra essere l'archetipo della nonna comprensiva e buona che si prende cura dei bambini con infinite riserve di amore, che trae dal proprio rapporto sereno con la natura, dimostrato dal suo giardino, che è un «monte di infiniti tesori», frutti della terra addirittura miracolosi.
Totoro è diventato un personaggio molto popolare in Giappone e accade che venga citato in opere di altri autori: ad esempio, viene citato nel quinto volume del manga Le situazioni di Lui & Lei (act 17) di Masami Tsuda.