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Il valore sociale dell'iniziazione

La funzione primaria del mito e del rito nelle società tradizionali è quella di trasformare i giovani in adulti e di tenere quindi legati gli adulti ai ruoli loro assegnati, alla mitologia e al rituale. Per poter esistere, una società dipende dalla presenza, nella mente dei suoi componenti, di un certo sistema di sentimenti che regolano la condotta dell’individuo conformemente alle esigenze della società stessa. Di questo sistema di sentimenti entra a far parte ogni aspetto del sistema sociale medesimo e ogni evento o oggetto che in qualsiasi modo tocca il benessere o la coesione della società. Nella società umana, i sentimenti in questione non sono innati, ma sviluppati nell’individuo dall’azione che la società esercita su di lui. Le abitudini cerimoniali di una società rappresentano i mezzi tramite i quali ai sentimenti in questione viene data espressione collettiva in occasioni apposite. L’espressione cerimoniale (cioè collettiva) di ogni sentimento serve sia per mantenerlo al grado richiesto di intensità nella mente del singolo sia per trasmetterlo da una generazione all’altra. Senza questa espressione i sentimenti in questione non potrebbero sussistere.
Anche Eliade rivelava questo doppio significato dei rituali iniziatici: questa morte all’infanzia, alla asessualità, all’ignoranza, insomma alla condizione profana, è l’occasione di una rigenerazione totale del Cosmo e della collettività. La morte mistica dei fanciulli e il loro risveglio nella comunità degli uomini iniziati fa dunque parte di una ripetizione grandiosa della cosmogonia, dell’antropogonia. I fanciulli muoiono alla loro condizione profana e risuscitano in un mondo nuovo; perché, in seguito alle rivelazioni ricevute durante l’iniziazione, il mondo può essere colto come opera sacra.
Il cerimoniale iniziatico per eccellenza è certamente l’iniziazione all’età adulta e ciò, in particolare, riguarda il giovane maschio in quanto l’iniziazione femminile all’età adulta è giocata su un piano più fisiologico con la comparsa della mestruazione.
Nella società moderna occidentale però i rituali iniziatici all’età adulta e alla virilità sono scomparsi, per lo meno nella loro forma esplicita, e l’uomo, il maschio si sente disorientato, cade spesso in crisi, non può rialzarsi. I giovani si inventano i loro rituali, la loro avventura (la droga stessa è avventura), ma l'assenza strutturante della figura adulta, della mediazione pedagogica e istituzionale rende tali avventure dei viaggi senza approdo, senza beneficio.
La società non ha offerto ai giovani dei rituali per diventare membri della tribù, della comunità. Tutti i bambini hanno bisogno di nascere due volte, di imparare ad agire razionalmente nel mondo che li circonda, lasciandosi alle spalle l’infanzia. Esattamente, e il significato dei riti della pubertà è proprio questo. Nelle società primitive vengono ritualizzate circoncisioni, scarificazioni, estrazioni dentarie e così via. E’ così che il nostro piccolo corpo di bambino si trasforma in qualcosa di completamente diverso.
Di fronte al riconoscimento della assenza di questi riti nella società attuale lo stesso Campbell notava: «I bambini che crescono in città, […] dove possono trovare i loro miti? Se li fabbricano da soli. Ecco perché le città si riempiono di graffiti. Questi ragazzi hanno le loro bande, con tanto di iniziazioni e codice morale, e fanno quello che possono».
Anche autori più moderni, come Claudio Risé, si sono soffermati sulla assenza di riti di passaggio, in particolare nei confronti del giovane maschio: «Il maschio postmoderno, nato e cresciuto dopo la seconda guerra mondiale, è il primo, in tutta la storia maschile, al quale nessun padre, istruttore, iniziatore, abbia insegnato che cosa fa un maschio (a parte sviluppare i muscoli)».
Da questo scaturiscono vere e proprie nevrosi o malattie sociali: «Per esempio: la diminuita vitalità che si esprime nella riluttanza a uscire dalla casa dei genitori, a sposarsi, nella moltiplicazione di fobie di ogni genere, nello stesso aumento della sterilità, che è poi l’incarnazione (somatizzazione) della paura di riprodursi: ormai il circa 40 per cento dei bianchi, in Occidente, non è in grado di fecondare. Sono molti, insomma, gli uomini che tremano di fronte alla vita».
Possiamo perciò concludere che i riti di passaggio e l’incontro col mito che la nostra società, caratterizzata dal razionalismo postilluminista, che non crede nei riti, nei simboli e in ciò che non si vede, ha messo in disparte, sono indispensabili anche per l’uomo moderno e che anche le società primitive hanno molto da insegnarci: «ecco perché l’iniziazione ha tanta importanza […]. Essa ci rivela la serietà con cui l’uomo delle società arcaiche si assumeva la responsabilità di ricevere e di trasmettere i valori spirituali alle nuove generazioni».
E allora, in un'epoca in cui il rito di iniziazione come istituzione sociale è scomparso, la fiaba può assumere un ruolo molto importante nel riproporre, in chiave simbolica, lo stesso rito cui venivano sottoposti gli uomini primitivi. Leggendo nei motivi fiabeschi, il nostro inconscio rivive in chiave simbolica quegli stessi riti, e cerca di supplire alla loro mancanza.

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