per contattarci | forum | Feed RSS | www.ilportalino.org di Marco Baroncini 
  Network www.eagenews.it
  Home | Chi siamo | Forum | FESTE | CAMPI ESTIVI | NATALE Email | letteratura1 di Marco Baroncini
FUMETTI
LIBRI
Letteratura
News
RACCONTI
Cerca nel sito




Speciale network

Ecodelcinema
Per la pubblicità su questo sito


Approfondimento
sugli argomenti

Il violino incantato - Fiaba Zigana






Una volta, molto tempo fa, c’era un ricco barone che aveva tre figlie. Due erano brutte, ma la più giovane era bellissima. La maggiore si chiamava Susanna: era alta e secca come un palo, aveva i denti in fuori e il naso a becco. La mezzana, che si chiamava Caterina, era piccola e rotonda; le sue guance erano rosse come il fuoco, il collo giallo come una zucca … e poi aveva gli occhi storti. La terza, invece, Leila, era come un bocciolo di rosa: incantevole, fresca e gaia come una rondinella. Aveva una voce d’usignolo, e quando cantava tutti si fermavano ad ascoltare, rapiti e stregati. Tutti le volevano bene, non solo per la sua bellezza, ma anche perché era buona, perché non faceva, come facevano le sorelle, soffrire le domestiche, perché non rimandava mai un povero a mani vuote. Era la preferita del barone e le sorelle erano gelose: erano le sole a non volere bene anche alle bambine; divenute grandi, poi, cominciarono ad odiarla addirittura, ben sapendo che non si sarebbero mai sposate fin quando Leila non avesse trovato marito e non se ne fosse andata. Un giorno Susanna disse a Caterina:

- Bisognerebbe sbarazzarci di questo impiastro, in qualche modo. Finchè lei verrà al ballo, noi non troveremo mai un pretendente.
- Tutti i giovanotti hanno occhi soltanto per lei e nessuno si accorge di noi – sospirò Caterina.
- Chiediamo al babbo di non lasciarla uscire di casa finchè noi due non avremo trovato marito – propose Susanna.
Le due sorelle andarono dal padre e gli fecero la loro richiesta. Il vecchio barone sapeva che le figlie avevano ragione e siccome preferiva la più giovane, non aveva alcuna voglia di vederla andare in sposa per prima. Non gli pareva vero, invece, di sbarazzarsi al più presto delle due maggiori perché, oltretutto, avevano un brutto carattere. Perciò fece chiamare Leila e le disse:
- Ascolta, bambina mia. Tu sei troppo bella e fai scomparire le tue sorelle. Esse non potranno mai sposarsi se tu continui ad accompagnarle dappertutto. Sarebbe dunque meglio se tu non ti facessi più vedere con loro, e restassi in casa finchè loro non si saranno fidanzate.
- Come vuoi, babbo – rispose dolcemente la fanciulla.
Da quel giorno, Leila non uscì più di casa: ma le due sorelle maggiori non riuscirono lo stesso a trovare marito. Anche quando Leila non le accompagnava al ballo, infatti, loro erano trascurate da tutti: nessuno le invitava e non c’era nemmeno da parlare, naturalmente, di matrimonio. Dopo qualche tempo, Susanna disse a Caterina:
- La nostra idea non è servita proprio a niente. Finchè lei è viva noi non riusciremo ad essere felici.
- Figurati se morirà – sospirò Caterina. – Camperà più di me e di te.
- Questo dipende anche da noi – sussurrò Susanna.
- Che vuoi dire?
- Che una disgrazia può sempre capitare.
Caterina sussultò.
- Non bisogna dire queste cose! Dopotutto Leila è nostra sorella.
- Povera sciocca – riprese Susanna – resta zitella fino alla morte, se hai il cuore tanto tenero!
Poi andò dritto alla camera di Leila e disse con voce melliflua:
- Non ti annoi a restare sempre sola? Vieni a fare un giretto in giardino.
Leila fece un salto di contentezza.
- Verrò volentieri con te – rispose. – Dov’è Caterina?
- Dorme – fece Susanna. Poi prese la sorella per mano, la trascinò in giardino e, passeggiando, riprese a parlare con lo stesso tono di voce.
- E’ già un bel po’ di tempo che non sei uscita, sorellina … se andiamo fino alla foresta?
- Non posso – sospirò Leila. – Sai bene che il babbo me l’ ha proibito.
- Per una volta non dirà niente – fece Susanna. – Torneremo subito e non se n’accorgerà nemmeno. Sentissi che profumo, nel bosco!
Leila si lasciò tentare e seguì la sorella fino alla foresta. Mentre passeggiavano, Susanna chiacchierava allegramente e continuò così finchè non giunsero sull’orlo di un profondo burrone. Allora Susanna si fermò.
- Lo vedi questo strapiombo? – domandò con un ghigno. – Se qualcuno cadesse giù si ammazzerebbe di sicuro.
E mentre stava ancora parlando, lasciò la mano della sorella e le diede una spinta. Leila perse l’equilibrio e cadde; ma nella caduta riuscì ad aggrapparsi ad un cespuglio di ginepro che spuntava da una fenditura fra le rocce.
- Aiuto! – gridò.
Non pensò nemmeno che Susanna l’avesse spinta apposta.
- Aiutami sorellina! – gridò tendendole la mano libera, mentre con l’altra si reggeva con tutte le sue forze al ginepro.
Ma in quel momento il cespuglio di ginepro si spezzò e la fanciulla precipitò in fondo al burrone con un urlo di terrore. A cena, il padre chiese dove fosse Leila, Susanna rispose che forse aveva mal di testa e che doveva essere andata a letto. Così nessuno si accorse della scomparsa della fanciulla fino alla mattina dopo quando, non vedendola venire nemmeno a colazione, il barone, inquieto, non mandò una domestica a vedere, in camera. Subito cominciarono le ricerche: il barone fece frugare tutta la casa e il giardino; ma era come se Leila fosse stata inghiottita dalla terra. I vicini furono avverti, e il povero padre promise una ricompensa a chiunque gli avesse portato notizie della figliola scomparsa. La cercarono in tutto il paese, invano. Benché Susanna non avesse confessato il suo delitto a Caterina, costei immaginò tutto ma, per paura della sorella, non disse nulla. Così le ricerche furono sospese e, come Susanna aveva pensato, nessuno andò a cercare Leila in fondo a quel burrone …dopo un anno, le prove del delitto di Susanna erano scomparse: ma il ramoscello di ginepro al quale Leila s’era attaccata cadendo e che stringeva ancora in mano non morì, anzi, mise radici e cominciò a crescere spingendo le sue foglioline verso il sole. E crebbe così rapido e robusto che in capo a due anni raggiunse l’orlo del burrone: era diventato un bellissimo albero. I suoi rami più alti esaltavano un profumo delizioso, e quando il vento agitava la sua chioma si sentiva un suono strano e melanconico, simile al lamento di un violino. Un giovane pastore zigano chiamato Lavuta si affezionò a quell’albero. Egli pascolava le greggi del barone e quando poteva conduceva le pecore nella zona, sedendosi sull’orlo del burrone per pascolare il misterioso brusio del ginepro. Lavuta aveva un violino, uno strumento tanto vecchio che sembrava dovesse cadere a pezzi da un momento all’altro. Ma come suonava! … Il pastore sapeva trarne melodiose così commoventi che i passanti credevano di sentir suonare lo stesso spirito della foresta. Un giorno, mentre appunto stava suonando seduto sull’orlo del burrone, Lavuta spezzò l’archetto. Che disgrazia! Il giovanotto appoggiò per terra il violino con un gesto di collera e lo strumento scivolò e scomparve nel baratro. Il pastore scoppiò in singhiozzi: quel violino era la sua unica gioia. Che fare, ora? Non sarebbe mai riuscito a comprarne un altro. Pianse a lungo … poi, stremato e addolorato, si addormentò. Fece uno strano sogno. Prima di tutto gli sembrò che il dolce brusio del ginepro si fosse trasformato in una bellissima musica che risuonava come il lamento di un violino. “ E’ il mio di sicuro “ disse il pastore nel sogno; e si meravigliò di sentire lo strumento suonare da solo. Ascoltò attentamente e poco dopo, gli sembrò anche di sentire le parole di una canzone. Le capì benissimo perché si trattava di un canto zigano: una dolce voce femminile diceva:
- Prendi il violino e suona. Suona e racconta che io sono stata uccisa da una ragazza malvagia, con i denti da fuori.
Era una supplica, quella che udiva. Ma come poteva suonare se il suo violino era in fondo al burrone? Ad un tratto, come in risposta ai suoi pensieri, la voce si fece di nuovo sentire.
- Taglia la cima del ginepro e costruisci un altro violino.
In quel momento il pastore si svegliò. Si stropicciò gli occhi e ripensò al sogno; ma finì col dire: “ Un sogno è un sogno “ … e poiché era tardi, radunò le sue pecore e tornò a casa. Quella notte, però non riuscì a chiudere occhio; sembrava che la canzone zigana lo perseguitasse. Era quasi giorno quando si addormentò; e fece di nuovo un sogno curioso. Gli sembrò che una bella fanciulla fosse entrata nella sua camera dietro le scuderie, tendendogli il suo violino e dicendogli, in lingua zigana, di prenderlo e di suonare.
- Poi – gli sembrò che dicesse – spezzerai il violino contro la tavola … e io diventerò tua moglie.
La mattina, appena sveglio, Lavuta si recò al burrone, segò la cima del ginepro e lo portò a casa. Poi prese un buon coltello e cominciò a lavorare; ma c’era da rimaner meravigliati nel vedere con quanta facilità quel pezzo di legno prendesse forma: insomma. Prima di sera la cassa del violino era fatta. Lavuta domandò al cuoco alcune budella di montone e ne fece le corde, poi prese i crini della coda dei cavalli e fabbricò l’archetto. Il violino era pronto. Il pastore se lo portò alla spalla, sotto la guancia e sfiorò le corde: allora il violino si mise a suonare e a cantare la canzone della fanciulla. Il palafreniere accorse meravigliato.
- Chi suona e canta, qui? Sei tu, Lavuta? – domandò.
- Non io, ma il mio nuovo violino. Suona e canta da solo – rispose lo zigano e allontanò l’archetto: il violino continuò la sua musica.
- Che cosa canta?
- Una fanciulla canta in lingua zigana di essere stata uccisa da una donna malvagia, con i denti di fuori.
- Una donna malvagia con i denti di fuori? – mormorò sbalordito il palafreniere. – sai che hai uno strano violino, ragazzo mio? Dovresti andare dal vecchi barone e fargli sentire questo canto: egli capirà perché si dice che sua moglie fosse una zigana.
Il palafreniere condusse Lavuta dal barone.
- Questo giovane zigano – gli disse – ha uno strano violino. Suona e canta da solo. Ascoltalo, padrone.
Lavuta appoggiò lo strumento sotto la guancia e la dolce voce femminile si fece udire di nuovo. Il barone sussultò.
- E’ la voce di mia figlia! – gridò. – Dov’è?
Si guardò intorno, ma Leila non c’era; tuttavia la voce continuava a cantare.
- Una donna malvagia con i denti in fuori! – esclamò il barone. – Comincio a capire. Ora so chi ha ucciso la mia Leila!
Uscì dalla stanza e andò dritto dalla figlia maggiore.
- Confessa che hai ucciso tua sorella! – gridò.
Susanna impallidì, ma riuscì a dominarsi.
- E’ stata quell’oca di Caterina che te l'ha detto? – domandò singhiozzando.
- Lei non mi ha detto nulla! – urlò il barone. – Mas guarda che brave figliole, ho io! Sparite dalla mia vista, subito, tutte e due! Che non vi riveda mai più, altrimenti vi farò cacciare dai servi.
Le voltò le spalle e uscì di camera, livido di collera. Susanna corse dalla sorella.
- Che cosa hai raccontato a nostro padre? – gridò furiosa. – Come fai a sapere che cosa è accaduto a Leila? Io non ti ho ma detto che l'ho spinta nel burrone.
- Hai avuto il coraggio di fare questo? – Caterina era inorridita. – Io immaginavo che fossi stata tu a farla scomparire. Ma non ho mai detto parola a nostro padre.
- Allora chi gliel'ha potuto dire? In ogni caso siamo a posto: ci ha scacciate tutte e due.
- Ci ha scacciate? Che cosa faremo, ora?
Intanto Lavuta, tornato in camera sua, dietro le scuderie, ripensava a quello che il palafreniere gli aveva raccontato sulla sorte di Leila. Forse era la fanciulla apparsagli in sogno … com’era bella! E gli aveva promesso di diventare sua moglie se avesse spezzato il violino contro la tavola … esitò un momento: doveva proprio rompere un violino nuovo che, oltretutto, cantava e suonava sa solo? Alla fine si decise. Si alzò, afferrò lo strumento e lo sbatté sulla tavola con tutte le sue forze, riducendolo in mille frantumi … e nello stesso istante apparve la fanciulla del sogno, che teneva in mano il suo vecchio violino. Lo riconobbe subito, mas com’era diverso, però! Era stato pulito, il legno brillava come uno specchio e le corde erano nuove e lucenti; anche l’archetto, che la fanciulla gli tendeva, era intatto, come nuovo.
- Prendi il tuo violino, Lavuta – disse dolcemente la bella. – Te lo riporto dal burrone nel quale sono stata sepolta per due anni. Mia madre era zigana e conosceva un po’ di magia. Mio padre l’amava per la sua bellezza; ma un potente spirito, che era stato al sevizio di mia madre, volle vendicarsi di lei perché aveva sposato un semplice mortale. La maledì: tutti i figli nati da lei sarebbero stati brutti e cattivi … dopo la nascita delle mie due sorelle, la mamma supplicò lo spirito di ritirare la maledizione. Egli acconsentì, ma ad un patto: dopo la nascita del terzo figlio lei sarebbe morta. Così la morte di mia madre è stata il prezzo della mia bellezza. Quando Susanna mi spinse nel burrone, lo spirito di mia madre si trasformò in ginepro ed io, cadendo, mi ci aggrappai poi, precipitando, ne portai con me, stretto nel pugno, un ramoscello: la mano di mia madre. Il ramoscello ha messo radici nel burrone ed è diventato un albero: così mia madre mi ha dato la vita due volte … ma non avrei potuto riavere la forma umana se un uomo non avesse trasformato il legno dell’albero nell’oggetto più caro al suo cuore … tu amavi il violino, Lavuta. Quand'esso è caduto nel burrone, io seppi che solo tu potevi, col tuo amore, dar vita al legno inerte del mio ginepro. Ed è per questo che ti sono apparsa in sogno.
Lavuta guardava la fanciulla come se il sogno continuasse. Poi disse:
- Io ti ho reso la vita e tu mi hai reso il violino: siamo pari.
- No – rispose con un sorriso la fanciulla. – Tu dimentichi che ti ho fatto una promessa. Prova a sognare.
Lavuta appoggiò lo strumento sotto la guancia e si mise a suonare, come sapeva, una canzone zigana. Ma la voce del violino lo fece fremere di delizia: nessuno al mondo aveva masi posseduto uno strumento come quello. Il pastore chiuse gli occhi e non pensò ad altro che a suonare … a un tratto la porta si aprì. Il barone entrò: vide la fanciulla e gridò:
- E’ la mia piccola Leila!
- Si sono io, babbo – disse lei, e gli si gettò fra le braccia.
- Non era vero, dunque, quel che cantava quel violino. Sei viva! Susanna non ti ha uccisa!
- Ha provato – rispose Leila. – Mi ha spinta nel burrone, ma Lavuta mi ha reso la vita. Gli ho promesso che sarei diventata sua moglie.
- Così sia – acconsentì il barone. – Sposa chi vuoi. Tu sei viva, e questa è l’unica cosa che conti.
Quando, poco dopo, uscirono tutti e tre, videro le due sorelle che lasciavano il castello. Se ne andavano per sempre. Ma quando la maggiore scorse Leila lanciò un grido orribile e cadde a terra. L’altra restò là, immobile come una statua di sale. Leila corse verso Susanna, s’inginocchiò vicino a lei e tentò di rianimarla. In quel momento passò di lì uno straniero vestito come un servo. Zoppicava.
- Tira su quella donna – ordinò il barone. – Poi scacciala di qui: l’altra ti seguirà.
- No, babbo – supplicò Leila. – Caterina è innocente: non sapeva quel che aveva fatto Susanna. E non è colpa loro se sono cattive: è la maledirne dello spirito. Perdonale.
E pregò tanto e poi tanto che il barone finì col cedere. Ordinò al domestico di trasportare Susanna, che era ancora svenuta, al castello. Ma appena lo sconosciuto ebbe preso in braccio la ragazza fra le braccia, la terra si aprì sotto i suoi piedi e lo inghiottì col suo fardello.
- Era il diavolo in persona! – esclamò il barone rattristato. – Ha portato Susanna dritto all’inferno. Caterina tremava come una foglia. Cadde in ginocchio davanti a Leila e la supplicò di perdonarla. Leila le tese la mano, la rialzò e le disse:
- Ti ho già perdonata, sorellina. Vieni con noi: vivremo tutti insieme. Se non ti sposerai avrai cura dei nostri figli.
Il barone offrì a Leila una magnifica festa di nozze. Lavuta non era più un povero pastore; ma non perché aveva sposato una ragazza ricca, bensì perché la sua musica lo aveva reso rapidamente celebre in tutto il mondo. Guadagnò molto e potè mantenere una famiglia numerosa. Caterina aveva sempre gli occhi storti, ma era diventata migliore e, cosa curiosa, più diventava buona, meno brutta. Trovò anche marito e visse con lui e con tutta la sua famiglia felice e contenta.


Pagine correlate racconto


Commenti e opinioni

Scrivi il tuo commento sulla pagina
'Il violino incantato - Fiaba Zigana '


Il tuo nome (facoltativo)


Contatti

Per contattare la redazione del sito Letteratura1 scrivere all'indirizzo email barz80@libero.it

Link e bibliografia
Link utili per approfondire il tema racconto racconti world

Segnala un sito/link di approfondimento
 

Per la Pubblicità internet su questo network



KAHLO DANT E I SETTE MONDI

LA REGINA DELLE NEVI

LA MATRIGNA CATTIVA

IL VIOLINO INCANTATO

LA PRINCIPESSA SUL PISELLO

SAKUNTALA

LA BELLA RAGAZZA SENZA DENTI

I TRE CAPELLI D'ORO DEL DIAVOLO

JUANITO E LA LUNA

PERCHE' CI SONO TANTI IDIOTI

MOMOTARO, FIGLIO DELLA PESCA

LE FATICHE DI ERCOLE

DAMAYANTI E NALA

ALTRI RACCONTI

Altre pagine
sugli argomenti




letteratura1

Corsi Inglese

Cucina coi bambini

Case Editrici

Elenco Librerie Italia

Elenco Librerie Roma

Elenco Librerie Milano

Elenco Librerie Torino

Elenco Librerie Bologna

Campi Estivi

Musei per ragazzi

Storia Pedagogia

Bignami Psicologia

Facoltà psicologia

Scienze dell'educazione

Wikipedia

Il Mito di Edipo

Morfologia della fiaba

Favole di Esopo

Cinema Pixar

Focus 26/11/2010
Leggenda del pettirosso

26/11/2010
Le campane di Natale

17/02/2009
La genesi, secondo un racconto Babilonese

19/11/2008
Racconti sul vischio

13/11/2008
Racconti di orchi, di fate, di streghe. La fiaba Letteraria in Italia. Collana i Meridiani

Newsletter

Editoriale

SERVIZI SANITARI INFANZIA

CUCINA COI BAMBINI

PORTALI FUMETTI

MUSEI PER BAMBINI

CAMPI ESTIVI

Storia Pedagogia

BIGNAMI PSICOLOGIA

Case Editrici

Libri GRATIS

ELENCO LIBRERIE ITALIA

Elenco Librerie ROMA

Elenco Librerie MILANO

Elenco Librerie TORINO

Elenco Librerie BOLOGNA

Ministero Pubblica Istruzione

Facoltà Psicologia

Scienze dell'educazione

Wikipedia

Siti Utili

SITI MAESTRE

MAESTRA IRREQUIETA

EDIPO

Generi Letterari

Morfologia della fiaba

Le Favole di ESOPO

Il futuro della Pixar