Introduzione alla critica di Lang
L'oppositore più valido della teoria indianistica, come della teoria mitologica, fu forse Andrew Lang.
In proposito egli prese lo spunto dalla scoperta delle fiabe egiziane, risalenti al secolo XIII a.C. circa, nonché delle favole citate da Erodoto e da Omero. Questi fatti indussero il Lang a non credere più al primato dell'India nella storia della favolistica.
Quanto all'aspetto positivo delle sue idee sull'origine delle fiabe, egli richiamò l'attenzione sui molti concetti antichi nelle favole moderne, e avanzò l'ipotesi che la presenza di questi elementi potesse dimostrare che le fiabe erano residui di tempi molti antichi. È stato spesso detto che il Lang credeva nella poligenesi, cioè nella teoria che le rassomiglianze fra i racconti sono dovute a invenzioni indipendenti, in luoghi diversi, essendo basate su credenze, costumi, ecc. che sono comuni a tutti i popoli in fasi identiche della cultura. Questa posizione è stata criticata, in quanto parte dal presupposto di uno sviluppo parallelo della cultura in ogni luogo; parallelismo che si manifesterebbe dunque anche nell'analogia delle fiabe. Ma per quanto sia possibile trovarsi aderenti ad una dottrina così estremista come quella della poligenesi, è certo che il Lang non vi credeva.
Il Lang era così logico e coerente nella sua posizioni, che la somma delle sue conclusioni indica, forse meglio che qualsiasi altra cosa, il livello raggiunto dagli studiosi della favolistica alla fine del secolo XIX, livello dal quale, con ben lievi modifiche, gli studi sono partiti e si sono sviluppati nel secolo XX.
Le sue enunciazioni meritano di essere citate per esteso (clicca)
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