L'interpretazione del mito di Ehrenreich
Un'intera scuola di autori si è impegnata nello studio della «mitologia comparata», mirando a dimostrare che i racconti mitologici (e a quanto sembra, praticamente tutta la favolistica) di tutti i popoli sono essenzialmente gli stessi, perché le storie dicono tutte le stesse cose, sia pure in modo diverso. Di questa teoria, la più completa esposizione è forse quella data dall'Ehrenreich.
Questo studioso ammette che la favolistica si è diffusa partendo da determinati centri; ha però l'impressione che anche una completa conoscenza di tale irradiazione non sarebbe un compito iniziale per uno studioso. Per un completo intendimento dell'irradiazione delle fiabe in tutto il mondo, dobbiamo esaminare la «relazione interna», cioè il significato del contenuto.
Ogni fenomeno naturale produce per necessità psicologiche certe particolari forme di espressione, che sorgono in parte dalla percezione, in parte dall'associazione delle idee. Così l'osservazione dell'eclissi solare causata dalla luna può trovare, per via di associazioni e di analogie, varie espressioni; ad esempio: 1) l'inghiottimento di un eroe; 2) la lotta di un eroe con un mostro; 3) il tuffo della luna in un pozzo di fuoco (bagno di ringiovanimento, eccetera); 4) la cottura in un recipiente (l'ultimo quarto visibile di una fase lunare è immaginato come un recipiente); 5) l'amplesso (l'incesto del sole e della luna).
In altri luoghi l'Ehrenreich trova che la luna crescente è immaginata come una serpe. Il crescere e il calare della luna, egli afferma, può suggerire questi e parecchi altri motivi: 1) l'annerimento (di qualche persona o animale); 2) l'occultamento o l'assenza per tre giorni; 3) la decapitazione con una falce; 4) la sostituzione; 5) il mascheramento. Ehrenreich dice che il suo studio è basato su un «innegabile» sviluppo parallelo di tutta la cultura. Lo stesso fenomeno naturale deve produrre la stessa espressione mitica; quindi esiste un processo di mitizzazione retto da leggi definite. Ai fini di uno studio di questo genere, è necessario considerare la forma più semplice e più trasparente del mito, una forma che Ehrenreich chiama il naturmythologisches Marchen. «Queste forme primitive, o Urmarchen, riferiscono semplicemente ciò che si vede, e riconducono fantasiosamente dettagli d'impressione e di apparenze in un sistema di relazioni causali, per un tramite antropomorfico». Dopo questo primo stadio, gli sviluppi ulteriori avvengono in base a leggi psicologiche definite (di solito per associazioni d'idee), che operano senza limiti di tempo e di spazio, non solo sugli individui più dotati, ma anche sulle masse popolari.
I più importanti di questi fenomeni naturali, che formano una base ideologica comune a tutto il mondo, sono il sole, la luna, certe stelle e costellazioni. Di questi, Ehrenreich considera la luna come il principale.
Questa mitologia «astrale» non può costituire altro, naturalmente, che un'ipotesi per spiegare certe analogie salienti nelle fiabe; ma non viene mai presentata come una semplice ipotesi. Come la mitologia meteorologica del Muller e del de Gubernatis, essa si basa su presupposti mai dimostrati. Non vi è affatto la certezza, e neppure la probabilità, che la maggior parte di questi popoli primitivi possa veramente occuparsi molto dei corpi celesti. Le analogie fra i soggetti veri e propri delle fiabe e questi fenomeni sono basate sulle più fragili supposizioni, e non sono probabilmente valide neppure per un solo popolo, anche se affermate in forma dogmatica e applicate a tutto il mondo.
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