L'universalità della fiaba
Il fatto che lo studio scientifico del folklore sia iniziato con l'analisi della raccolta di fiabe dei Grimm, Kinder-und-Hausmarchen (1812-1815), indica soprattutto che il patrimonio narrativo delle classi subalterne, appena reso noto, ha subito stimolato l'interesse degli studiosi.
Il dibattito si fece nel tempo complesso e incalzante: difficile tracciarne le fila. Ciò che unisce le scuole contrapposte è il tentativo di ritrovare le radici storiche e culturali da parte delle neonate identità nazionali europee, minacciate dall'avvento della globalizzazione napoleonica; da questa quasi «maniacale» tensione a ricercare una propria identità, tesa a giustificare la presenza di confini nazionali, si è giunti però ad una situazione paradossale. Quelli che volevano essere ricercati come tratti tipici di un popolo, come i temi della fiaba, appunto, popolare, ecco che, comparati di nazione in nazione, avevano ben poche differenze. Analizzando e confrontando le raccolte di racconti, fiabe, novelle, miti di tutto il mondo, è stato possibile individuare una certa corrispondenza nelle tematiche.
Le varie scuole si trovano ora riunite nell'ipotesi, che «nelle fiabe, nelle leggende e novelle popolari esistano relitti di antiche mitologie, di universi simbolici che, ormai polverizzati, hanno lasciato in eredità motivi e temi che affondano le loro radici in un passato millenario o forse in una dimensione inconscia oscura e segreta, fuori dal tempo e prossima all'eternità»1.
Da qui sono partite ricerche approfondite per tentare di spiegare la presenza di questo patrimonio collettivo e universale dell'umanità. E in particolare, nell'ambito della fiaba, si è giunto a conclusioni molto interessanti che sembrano rilevare l'esistenza di una sorta di «Grammatica universale della fiaba», ovvero di un sistema universale, patrimonio dell'umanità, che consente ad ognuno di noi di comprendere una fiaba, qualunque sia il suo luogo di provenienza, e di rimanerne ancora affascinati nonostante siano trascorsi millenni da quando qualcuno, particolarmente dotato di capacità immaginative, e in grado di affabulare una platea di ascoltatori, ha iniziato a raccontare
1 C. Gatto Trocchi, Leggende e racconti popolari di Roma, Newton & Compton, Roma, 2004, p. 15
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