LA CLASSIFICAZIONE DELLA LETTERATURA POPOLARE
Forse, una delle maggiori difficoltà per chi si addentra nello studio della fiaba (e quindi nello studio delle raccolte di fiabe), è quella di definire il proprio campo di studi: senza definire il concetto proprio di fiaba popolare, c'è il rischio di immergersi nel vasto campo dell'intera narrativa orale di un popolo. Bisogna innanzitutto ricordare che lo studio sulla fiaba non deve mai tralasciare il concetto che gli uomini e le donne che le raccontano non conoscono né si curano di conoscere distinzione fra categorie di racconto (a seconda dell'origine, o della forma, o del contenuto). È tuttavia non soltanto utile, ma necessario poter disporre di definizioni, di termini generali.
Il più frequente di tutti concetti che entrano in gioco quando si studia la fiaba a livello universale è quello che i tedeschi esprimono con la parola Märchen. Gli inglesi non hanno una parola che la traduca in modo soddisfacente; essi si approssimano al suo significato con i termini Fairy tales e Household tale. I francesi adoperano il termine Conte populaire. Sono tutti termini per indicare fiabe del genere di Cenerentola, di Biancaneve, di Hansel e Gretel. Ma Fairy tale sembra implicare la presenza delle fate, mentre nella maggior parte di queste fiabe le fate non c'entrano. Household tale Conte populaire sono termini troppo generici, che potrebbero applicarsi a quasi ogni tipo di racconto. Si è praticamente d'accordo che il termine tedesco Märchen è il migliore. Un Märchen è una fiaba di una certa lunghezza, con una successione di motivi o di episodi, che si muove in un mondo irreale, senza una precisa definizione di luoghi o personaggi, ed è piena di cose meravigliose. In questa terra di nessuno, umili eroi uccidono i loro avversari, salgono al trono, sposano principesse. E appunto perché i Märchen hanno a che fare con un mondo chimerico, è stata proposta la parola Chimerat quale termine d'uso internazionale, parola che fino ad oggi non è stata adottata su larga scala.
Ai Märchen si avvicina, per struttura generale, l'italiana Novella, di cui troviamo esempi letterari nelle Mille e una notte o nel Boccaccio. È un genere di racconto narrato largamente anche dagli illetterati, soprattutto fra i popoli del vicino Oriente. Ma qui l'azione si svolge in un mondo reale, con precisi riferimenti di tempo e di spazio, e il meraviglioso, quando vi appare, fa appello alla volontà di credere dell'ascoltatore in modo diverso da come vi fa appello il Märchen. Le avventure di Sindbàd sono un esempio di novella.
Non sempre si usa segnare un confine fra novella e Märchen, tanto che alla prima si dà talvolta il nome di Novellenmarchen. È certo che vi è un gran sovrapporsi di queste due categorie: vi sono racconti che si presentano in un paese sotto forma di novella, e in un altro sotto forma di Märchen.
Hero Tale è un termine più comprensivo di quelli di Märchen e di novella; infatti questo tipo di racconto può muoversi sia nel mondo decisamente fantastico del primo sia in quello pseudo-realistico della seconda. Naturalmente la maggior parte dei Märchen e delle Novelle hanno, fra i loro personaggi, degli eroi, ma ciò non basterebbe per farli definire Hero Tale, a meno che non raccontassero tutta una serie di avventure dello stesso eroe. In quasi tutte le parti del mondo si trovano gruppi di fiabe di questo genere, che raccontano le lotte sovrumane di uomini come Ercole o Teseo contro un mondo di avversari.
Fra le molte parole di cui ci si serve per distinguere fra loro le varie categorie di narrativa in prosa, la più ambigua è la parola Mito, che è stata oggetto di troppe discussioni ed è stata usata in troppi significati diversi. Diamo alla parola il senso di racconto ambientato in un mondo che si suppone abbia preceduto l'ordine attuale; un racconto che parla di esseri sacri e di eroi semidivini e delle origini di tutte le cose, per intervento, di solito, di quegli stessi esseri sacri. I miti sono collegati strettamente con le credenze e le pratiche religiose di un popolo. Nella sostanza, magari, sono Hero Tales però sistematizzati e arricchiti di un significato religioso. L'eroe è in qualche modo imparentato con il resto del pantheon; la storia delle origini diventa mito delle origini mercé l'allacciamento alle avventure di qualche dio o semidio.
Gli animali hanno una larga parte in tutta la narrativa della tradizione popolare. Essi figurano ampiamente nei miti, specie in quelli dei popoli primitivi, il cui eroe leggendario ha spesso forma di animale, anche quando agisce e pensa come un uomo e presenta, di tanto in tanto, fattezze umane. La tendenza ad attribuire qualità umane agli animali si manifesta anche in storie che chiaramente non appartengono al ciclo mitologico, come quelle che vanno sotto il nome generico di Storie di animali. Queste storie si propongono, di solito, di mostrare l'astuzia di un animale e la stupidità di un altro, e tutto il loro sapore consiste nella comicità degli inganni o nell'assurdità delle situazioni in cui l'animale viene a trovarsi per sua balordaggine. Esempi tra i più cospicui di Storie di animali sono la serie delle storie del coyote degli indiani d'America e il ciclo popolare europeo del lupo e la volpe.
Quando la storia è raccontata con un dichiarato scopo morale, allora diventa Favola. Le più note di queste favole sono le grandi raccolte letterarie di Esopo e del Panchatantra. Di solito esse comprendono una massima vera e propria; ma ciò non è indispensabile, poiché è lo scopo moralistico che distingue sostanzialmente la favola dalle altre storie di animali.
Non c'è parte del mondo dove non si trovino aneddoti brevi, raccontati a scopo umoristico: sono i jests, gli humorous anecdotes, i merry tales inglesi, lo Schwank tedesco. Spesso i protagonisti sono animali che però agiscono come uomini. Fra i temi maggiori di queste storielle umoristiche, e in particolari dei jests, sono gli atti assurdi degli sciocchi (i numskull tales), gli inganni d'ogni genere, le situazioni oscene. I jests tendono a formare dei cicli, perché le avventure umoristiche finiscono per polarizzarsi in un personaggio, il quale a sua volta attrae nella propria orbita altri jests d'ogni tipo, magari nient'affatto pertinenti, cosicché possiamo vedere lo stesso personaggio che altrove era stato celebrato per le sue astuzie venir ora ridicolizzato per la sua stupidità oppure implicato in storie oscene.
Ma spesso i jests si staccano dai loro cicli, e si finisce per incontrarli nei luoghi più impensati. Viaggiano presto, si diffondono con grande facilità, perché piacciono a tutti e si ricordano senza fatica. Ci sono storie buffe di oggi che hanno tre o quattromila anni di età e hanno fatto il giro del mondo.
Qualche parola a sé meritano due forme di narrativa originariamente letteraria: la leggenda e la saga. In certe lingue, il termine leggenda può essere usato soltanto per indicare la vita di un santo. Le leggende dei santi sono generalmente trasmesse mediante il canale letterario, sebbene non poche siano entrate nella corrente della tradizione orale, mescolandovisi con il fairy tale o il Märchen.
Anche la parola saga è equivoca. Si dovrebbe usarla limitatamente ai racconti letterari dell'età eroica, specie della Scandinavia o dell'Irlanda, e non ogniqualvolta si parli di «un'esperienza» o di «una storia». Né si dovrebbe confonderla con il termine tedesco Sage che ha un significato del tutto diverso. Esso indica un altro genere di narrativa diffuso in tutto il mondo. Questo genere di racconto parte dal presupposto di essere il racconto di un avvenimento straordinario, che si pensa sia realmente avvenuto. Può narrarvisi la leggenda di fatti accaduti in tempi lontani e in un luogo determinato: leggenda che ha finito per essere riferita a quel dato luogo, ma probabilmente è stata e sarà riferita con uguale convinzione a molti altri luoghi, anche in parti remotissime della terra. Può raccontare dell'incontro con creature meravigliose, nelle quali il popolo crede ancora: fate, fantasmi, spiriti delle acque, il diavolo, e via dicendo. O può raccontare una storia trasmessa come ricordo di un personaggio storico.
Alle Sage (note anche come local tradition) si avvicina molto il racconto eziologico. Questo tipo di leggenda locale consiste spesso nel dare la spiegazione dell'esistenza di una collina, o di un dirupo, o del serpeggiare di un fiume nel paesaggio. Vi sono storie di questo genere che spiegano le origini e le caratteristiche di vari animali e piante, di stelle, dell'umanità e delle sue istituzioni. Spesso la ragione della storia è tutta nella spiegazione, ma più spesso - o almeno più spesso di quanto non si pensi - la spiegazione è semplicemente qualcosa che viene aggiunta alla storia per renderne interessante la conclusione. E in pratica la si può aggiungere a quasi tutte le forme di narrativa.
Per le varie forme della narrativa orale sono state suggerite di volta in volta altre parole ancora, ma, al fine pratico di esaminare e discutere la fiaba popolare, basteranno le poche fin qui citate.
08 / 05 / 2009
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