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La matrigna cattiva






In un immenso regno viveva un figlio di un re, per questo discendente di re non si era ancora trovata una sposa adeguata. Allora tutti i suoi servi furono mandati in tutti i paesi possibili, per vedere se ci fosse una sposa appropriata a lui. Anche in un altro gran regno viveva un re. Questo re non aveva figli maschi, ma solo due figlie femmine. La maggiore si chiamava Nyi-mai-kha-ti e la minore Zla-bai-kha-ti. Nel momento in cui il principe ne sentì parlare, volle che gli fosse condotta come sposa la nobile Nyi-mai-kha-ti. Ella dette alla luce un figlio, cui fu dato il nome di Nyi-mai-od-gzer. Quando il bimbo ebbe otto mesi, sua madre morì. Le sue ultime parole furono:
- Re, io sto per cessare di vivere. Abbi riguardo di mio figlio e non dargli una matrigna, te ne scongiuro!
Pronunziate queste parole cesso di vivere. Ma passati un paio d’anni, il re pensò: “ Senza moglie non sono capace vivere. Nel caso in cui però me ne prendo un’altra, questa maltratterà mio figlio. La cosa migliore sarebbe che io prendessi la sorella minore della mia deceduta moglie, Zla-bai-kha-ti. Tratterà il bambino come se fosse figlio suo”. Così sposò Zla-bai-kha-ti. Anche lei diede alla luce un principe al quale fu dato il nome Zla-bai-od-gzer. Sua madre inizio a pensare: “ il figlio di mia sorella maggiore diverrà re e mio figlio sarà il suo servo”. Si finse malata, e si mise in bocca indaco e cinabro, si mise a letto e disse:
- Ho dei dolori insopportabili!
Per rendere tutto più vero, sputò e dalla bocca le uscì del liquido rosso e azzurro, il re si spavento, e pensò “ E’ gravemente ammalata”. Allora le disse:
- Cara moglie, si vede che sei tanto ammalata. Anche tua sorella ha avuto questa malattia, e n’è defunta. Morirai anche tu. Quale medicina ti potrebbe essere d’utilità?
La donna rispose:
- Qualsiasi medicina tu possa darmi, di certo non migliorerò. Solo se tu strappassi il cuore ad un principe e me lo faresti mangiare sarei in grado forse guarire!
Il re, al percepire queste parole, divenne pensieroso, e disse:
- Un principe è il mio occhio destro, con il quale io vedo, l’altro principe è il mio occhio sinistro, con il quale io vedo! Dove lo trovo un altro figlio di re?
La donna ribattè:
- Un altro figlio di re non lo trovi di sicuro. Nel caso in cui uccidi nostro figlio Nyi-mai-od-gzer, sei nel giusto! Fino a quando c’è un ramoscello verde, può ancora crescere il riso. Solo nel momento in cui il ramo è verde, il riso non cresce più!
Il re penso “ Il discorso torna”, decise d’uccidere il principe Nyi-mai-od-gzer il giorno seguente. Il figlio minore, che aveva ascoltato questi discorsi, andò da fratellastro e gli disse:
- Nyi-mai-od-gzer, domani sarai ucciso per servire da medicina alla mamma. Che cosa possiamo fare?
Nyi-mai-od-gzer rispose:
- Fuggirò!
Nel cuore delle tenebre i due fratelli si dettero alla fuga, senza prendere le provviste. Non conoscevano la strada e si persero sulla montagna. Dopo aver errato per molti giorni senza mangiare nulla, iniziarono a provare i morsi della fame. Non avevano trovato nulla quando arrivarono ai piedi di un alto costone roccioso, si guardarono intorno e scorsero in mezzo al costone un eremitaggio. Ai piedi dell’eremitaggio si trovava un’ampia valle e nella valle un bosco di sandalo. Quando vi arrivarono, Zla-bai-od-gzer mori di fame. Allora Nyi-mai-od-gzer raccolse piangendo un po’ di legna, cremò suo fratello e continuò il cammino. Nyi-mai-od-gzer giunse mezzo morto davanti l’ingresso dell’eremitaggio. Bussò alla porta e ne uscì l’eremita. Questi lo fece entrare, gli dette da mangiare, dopo sette giorni, il ragazzo recuperò le forze. L’eremita ne fu molto felice. Nyi-mai-od-gzer si trattenne con lui, andava a prendergli la legna e l’acqua. Di là dell’eremitaggio c’era un gran regno e nella parte superiore della valle si trovava un gran lago. Là vivevano due leoni incaricati di controllare il lago. I leoni se non mangiavano solo ogni sei anni un bambino nato nell’anno della tigre, non davano più acqua per irrigare i campi se non mangiavano il bambino. Così, uno dopo l’altro, erano stati offerti in sacrificio tutti i bambini nati nell’anno della tigre. Quell’anno non c’erano bambini da potere sacrificare e nel villaggio non giungeva più acqua, era una situazione difficile. Si sparse allora la voce che dall’eremita viveva un bambino nato nell’anno della tigre e questa voce giunse anche alle orecchie del re di quel paese. Il re ne venne a conoscenza grazie a dei pastori che avevano incontrato il ragazzo mentre egli stava raccogliendo della legna, ed insieme avevano conteggiato il calendario. In cinque uomini si recarono dall’eremita. Quando l’eremita li vide giungere, mise il ragazzo dentro il pentolone in cui c’era già del cibo. Nel frattempo essi giunsero davanti all’eremo e dissero all’eremita:
- Eremita! Si afferma che tu abbia un bambino nato nell’anno della tigre. Se hai bisogno di un servo, ti manderemo un uomo fatto!
L’eremita rispose:
- Dovrei avere un bambino! No, non l’ho!
Costoro allora s’infuriarono e iniziarono a picchiarlo. Il ragazzo, avvertendo che lo picchiavano, uscì dalla pentola e disse:
- Non lo picchiate, sono qui!
Non appena fu uscito dalla pentola quelli lo afferrarono e lo trascinarono via. L’eremita nel vederlo portare via, divenne molto triste. Gli uomini portarono il ragazzo al castello del re, che aveva una figlia. Non appena che ebbe visto il ragazzo disse:
- Voglio andare con lui!
E si recò con Nyi-mai-od-gzer nella parte più remota della valle. Dato che andava anche la figlia del re, i due ragazzi furono accompagnati dal padre, dalla madre e tutti gli abitanti del regno fino a metà valle, dove lasciarono i due ragazzi che proseguirono da soli. Nel momento in cui giunsero nei pressi del lago divennero entrambi tristi, perché dovevano lasciarsi. Qualora i leoni avessero divorato il principe, la bambina ne sarebbe stata tristissima. Nel caso in cui invece avessero divorato la bambina, tristissimo sarebbe stato il figlio del re. Ma proseguirono il cammino insieme fino a quando non giunsero davanti ai due leoni, che vedendoli piangere domandarono:
- Perché piangete, voi due?
- Siamo venuti a farci mangiare, perché uno di noi è destinato a finire in pasto a voi. Colui che resterà vivo sarà triste per la perdita dell’altro. Ecco il perché del nostro pianto.
Nel vederli piangere i leoni, si commossero e dissero:
- Se dovete essere tristi per colpa nostra, noi rinunciamo a mangiarvi, e faremo scorrere l’acqua, e ci trasferiremo in un altro lago.
Detto ciò i leoni, fecero scorre l’acqua, e si recarono in un’altra valle. I ragazzi felici tornarono nel loro paese, e la loro gioia fu condivisa da tutto il popolo. Trascorsero un mese nel castello della principessa, ma un giorno; Nyi-mai-od-gzer disse alla principessa:
- Devo andare, principessa, qui non resto.
La principessa rispose:
- Io vengo con te, se vai via!
- Vuoi abbandonare tuo padre, tua madre, il castello? Io non ho né padre né madre né castello, né paese. Resterò nell’eremitaggio, dell’eremita.
Il principe cercò di persuadere la principessa a non seguirlo. Ma lei non volle sentire ragioni. Si portò via dal castello solamente una bacinella per lavarsi e una pentola di rame e un gatto. L’eremita per il dolore di aver perso il ragazzo non aveva più toccato cibo, e quindi aprì a fatica ai due giovani, fu felicissimo di vedere il ragazzo ancora in vita, e loro restano con l’eremita per un mese. Poi ripresero il cammino e giunsero nel paese di Nyi-mai-od-gzer, dove il re Zla-bai-kha-ti vivevano in lutto, perché avevano perso i loro figli. Una volpe urlò da sotto il castello:
- Nella parte superiore del paese sta sorgendo il sole! Nella parte inferiore del paese arrivano a piedi un re e una regina!
Nell’ascoltare queste parole, il re si recò sul tetto, si guardò intorno e vide il principe Nyi-mai-od-gzer arrivare con la principessa. Prese della birra e del burro e usci ad aspettare i due ragazzi. Una volta entrati nel castello tutti felici, la regina Zla-bai-kha-ti, chiese notizie del principe suo figlio Zla-bai-od-gzer. Il principe Nyi-mai-od-gzer rispose:
- Siamo fuggiti insieme, quella volta che la mamma è stata cattiva. Dopo aver camminato per quindici giorni senza mangiare nulla, non l’ha fatta, è morto in una valle piena d’alberi di sandalo.
La regina nell’udire queste parole morì per il dolore di aver perduto il figlio.



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