La mentalità primitiva: come nascono i miti?
Sarebbe un grave errore assumere una posizione puramente empirica e considerare la fiaba come qualcosa di simile alla cronaca. Non sono mai esistiti né draghi con le ali né capanne che si reggevano su zampe di gallina. E tuttavia questi personaggi sono storici, ma non storici in sé; storica è la loro nascita; ed è proprio questa che deve trovare spiegazione.
Il fatto che i riti e i miti siano condizionati dagli interessi economici è evidente. Se, ad esempio, gli uomini danzano per invocare la pioggia è evidente che questo comportamento è dettato dal desiderio di influire sulla natura. Non è chiara invece un'altra cosa: perché a tale scopo, essi danzano (talvolta con serpenti vivi) e non fanno invece qualcosa d'altro? Potremmo più facilmente capirli se per lo stesso scopo essi versassero dell'acqua (come del resto, anche fanno). Sarebbe un caso di magia assimilativa e basta. Questo esempio dimostra che l'azione non è provocata da interessi economici direttamente ma dall'interpretazione di una certa mentalità la quale, in definitiva, è condizionata anch'essa da ciò che condiziona l'azione. Il mito, come il rito, è il prodotto di una certa mentalità. Spiegare e definire queste forme di mentalità e talvolta molto difficile. (v.Propp)
La mentalità primitiva non conosce astrazioni. Come quella del bambino, essa si manifesta direttamente nelle azioni, oltre che nelle forme di organizzazione sociale, nel folclore, nel linguaggio. Vi sono casi in cui i motivi della fiaba non trovano spiegazione in nessuno dei presupposti qui indicati. Così, ad esempio, alla base di alcune fiabe c'è un concetto di spazio, di tempo e di quantità diverso da quello al quale siamo abituati. Ne deriva che dobbiamo fare appello alle forme della mentalità primitiva anche per spiegare l'origine della fiaba. La complessità di questo problema è enorme.
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