La scuola europea: Gestalt e Frued
La psicologia della Gestalt
Alcuni punti essenziali che caratterizzarono la Teoria della Forma e permettono di introdurre la trattazione su una delle principali scuole della psicologia del Novecento possono essere:
1. l’attacco della Gestalt all’introspezione analitica; il suo rifiuto dell’attenzione, dei processi inconsci, dell’esperienza passata e dell’associazione come spiegazione dei processi percettivi e ideativi; il suo programma di ricerca che prevedeva di "procedere dal sopra al sotto piuttosto che dal sotto al sopra" (Up-Down vs. Bottom-Up) come invece richiedevano le impostazioni teoriche precedenti. Tutto ciò spinse a riconsiderare non solo i metodi e le teorie correnti fino al 1912, ma anche i dati e le variabili utilizzabili a fini sperimentali;
2. nella Teoria della Forma la ricerca teorica fu il fondamento di concrete indagini empiriche, e gli psicologi della Gestalt si basarono su esperimenti compiuti in condizioni di laboratorio controllate con cura;
3. un aspetto fondamentale di questa teoria fu la ricerca di una corrispondenza tra il dato fenomenologico e il processo neurofisiologico, definito Isomorfismo; rimaneva caratteristica della Teoria della Forma l’esigenza di una risposta neurofisiologica sulle basi dei processi mentali;
4. un altro aspetto importante è il fatto che tale teoria ha descritto fenomeni psichici che restano incontrovertibili, al di là delle spiegazioni che sono state costruite dai gestaltisti. Si poteva quindi concepire la teoria della forma come una teoria descrittiva più che una teoria costruttiva;
5. tutte queste caratteristiche della teoria della forma erano fondate su un altro aspetto: la semplicità della teoria stessa, nel senso di capacità di ridurre i fenomeni indagati a pochi, ma esaustivi, principi concettuali.
Le ricerche compiute da Max Wertheimer a partire dell’estate del 1910 sulla percezione del movimento furono illustrate nel 1912 nell’articolo “studi sperimentali sulla visione del movimento”, articolo considerato come la prima pubblicazione in cui compare l’impostazione teorica della Gestalt. In tale articolo egli descriveva la percezione del movimento fenomenico (Fenomeno Phi).
I rappresentanti più importante di questa scuola furono Wertheimer, Köhler, Koffka. Tutti e tre emigrarono dalla Germania verso gli Stati Uniti nei primi anni ’30, per motivi razziali. Oltre a loro, di grande rilievo è stato Kurt Lewin (1890-1947), il fondatore della "Teoria del Campo", che rifacendosi alla lezione gestaltista fondò nel 1944 il Centro per lo Studio delle Dinamiche di Gruppo al MIT di Boston. Il Centro realizzò alcuni dei più importanti progetti di ricerca sui processi di gruppo nella storia della psicologia sociale.
La psicologia dinamica
Sigmund Freud e la psicoanalisi
Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo nasce a Vienna la psicoanalisi (vedasi Storia della psicoanalisi), fondata da Sigmund Freud. La psicoanalisi si rivelerà una disciplina con una propria autonomia e fecondi risultati in molte altre discipline. L'idea freudiana di un inconscio che, senza che ce ne rendiamo conto, ci impone delle scelte, è ormai diffusa anche nell'uso comune. Dalla psicoanalisi nasceranno, tra l'altro, molte teorie terapeutiche. In realtà, il costrutto teorico di inconscio nasce prima di Freud, e riceve una prima "pre-elaborazione" ad opera di vari teorici nel corso del XIX secolo: Hartmann, Pierre Janet ed altri; Freud lo rielabora però profondamente, e lo pone come costrutto fondamentale della sua articolata metapsicologia.
Carl Gustav Jung e la psicologia analitica [modifica]
Tra i discepoli di Freud il più famoso fu lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, che dopo essersi occupato per alcuni anni del rapporto tra processi ideativi di tipo associativo e istanze di elaborazione inconscia, rielaborò profondamente ed estese il concetto di Libido, da quello classico e riduttivo di pulsione sessuale ad un un concetto di energia psichica più ampia, comprensiva ed articolata; introdusse per primo il concetto di inconscio collettivo, ed approfondì l'interesse della psicoanalisi per l'analisi dei processi simbolici ed il rapporto tra istanze culturali e individuali. La profonda riformulazione teorica del concetto di Libido causò una scissione nel movimento psicoanalitico, e Jung, che fino a quel momento era stato ritenuto "il delfino ed erede" di Freud, ne fuoriuscì, con una "rottura" piuttosto drammatica. Nel 1913 fondò a Zurigo la sua scuola di psicologia analitica, a tutt'oggi assai vitale e feconda, e da cui sono derivate nel corso degli ultimi decenni tre correnti principali: quella "classica" del C.G.Jung Institut di Zurigo, che si focalizza maggiormente sugli aspetti individuativi del processo analitico; quella "evolutiva", il cui principale esponente è Michael Fordham (e che punta ad integrare alcuni aspetti teorici junghiani con quelli degli approcci psicodinamici post-freudiani), e quella "archetipica", il cui principale esponente è James Hillman (che approfondisce maggiormente gli aspetti archetipici, simbolico-religiosi e quelli propri dell'inconscio collettivo).
Alfred Adler e la psicologia individuale comparata
L’altra grande secessione dal movimento psicoanalitico è operata da Alfred Adler nel 1911. La Psicologia individuale fondata da Adler ha risentito senz’altro dell’incontro con la teoria freudiana, ma ha sempre conservato la sua autonomia concettuale che le deriva da un contesto culturale e sociale diverso da quello in cui si sviluppò il pensiero freudiano. Adler collocò la propria teoria all’interno di una concezione sociale della vita psichica estranea alla psicoanalisi freudiana, ma invece si traduceva in una maggiore attenzione teorica non solo alle condizioni sociali dello sviluppo psichico, ma anche alle condizioni concrete che potevano essere realizzate per favorire meglio tale sviluppo.
Gli interventi costanti di Adler in medicina sociale e del lavoro, l’organizzazione di centri di consultazione psico-pedagogica e la fondazione di una nuova scuola sociale lo caratterizzano come uno psicologo attivo negli anni ’20 della Vienna rossa. Nelle sue opere sviluppò in modo originale 2 concetti fondamentali della psicologia individuale: l’Inferiorità organica, per cui una deficienza organica condiziona la crescita psichica individuale, e il Carattere ovvero l’organizzazione psicologica di origine ambientale che si rivela nell’interazione tra l’individuo e il suo ambiente sociale.
Adler parla di Organo Psichico, un sistema unitario al servizio dell’organismo umano per assicurarne la conservazione e favorirne lo sviluppo. L’organo psichico non è una struttura fisiologica, ma un insieme di forze di natura psichica finalizzate all’adattamento dell’individuo al suo ambiente, la vita dell’anima umana è dunque determinata da uno scopo. Questo movimento della psiche è radicato in un ambiente sociale, infatti la natura della psiche umana è prioritariamente sociale, non ha come presupposto delle forze biologiche, l’Es descritto da Freud. Il suo essere sociale l’uomo lo vive come un sentimento innato che struttura e organizza la sua vita psichica. La prima fondamentale relazione sociale è quella che il neonato vive con la propria madre. L’altro tessuto sociale entro cui si sviluppa la vita psichica è quello costituito dalle relazioni con gli altri membri della famiglia, denominato costellazione familiare. In questo complesso, la figura paterna ha per Adler una importanza notevole, ma non quella esclusiva assegnata da Freud in relazione al complesso di Edipo, concetto rifiutato da Adler. Quando il bambino nasce si trova in una naturale inferiorità organica: prima ha bisogno di nutrizione e di cure per sopravvivere, poi interagisce con adulti che appaiono più forti e sicuri, e poi c’è l’inferiorità psicologica che è avvertita nella relazione interpersonale con gli adulti e con i pari. La crescita psichica si realizza attraverso il superamento del sentimento di inferiorità, grazie a modalità di compensazione che caratterizzano la vita psichica di ogni singolo individuo e che complessivamente sono indicate come il suo stile di vita. La forza che spinge questa crescita psichica verso la realizzazione della propria personalità è chiamata da Adler il Sé creativo.
La psicoterapia è vista come un riorientamento del paziente rispetto alle necessità della realtà presente e concreta piuttosto che come un processo di scavo nel profondo di una psiche considerata scindibile da tale realtà. Il rapporto fiducioso e ottimistico che si deve instaurare, per Adler, tra l’analista e il paziente non passa attraverso il transfert e la riproposizione di passate dinamiche interpersonali nella condizione terapeutica. Il paziente che sta seduto di fronte al proprio analista, deve vivere una situazione di incoraggiamento e compartecipazione emotiva in questo recupero del proprio Sé, piuttosto che una condizione di disagio fisico e psichico.
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