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La storia infinita: romanzo e interpretazioni


La storia infinita (titolo originale Die unendliche Geschichte) è un romanzo fantastico dello scrittore tedesco Michael Ende, pubblicato nel 1979 a Stoccarda dalla K. Thienemanns Verlag e tradotto in tutte le principali lingue del mondo. La prima edizione italiana, del 1981, fu a cura della Longanesi.
La storia infinita è divisa in 26 capitoli, tanti quanto le lettere dell'alfabeto tedesco. Essi, infatti, oltre ad essere numerati in cifre romane ed avere un titolo, sono anche contrassegnati da un capolettera che ricorda le miniature medievali.
Il libro è scritto in due colori, che distinguono le parti ambientate nel mondo degli uomini (rosso) da quelle ambientate nel Regno di Fantàsia (verde). Edizioni economiche successive non hanno conservato questa particolarità e tutto il testo è stampato in nero.
L'uso delle lettere per "numerare" i capitoli ricorda, inoltre, la struttura dell'Iliade e dell'Odissea, entrambe suddivise in 24 libri in base all'alfabeto greco.
Il romanzo di Ende è, inoltre, un metalibro, vale a dire un libro nel libro o, sotto un diverso punto di vista, un libro che parla di altri libri. Le storie di Bastiano e del Regno di Fantàsia s'intrecciano, incastrandosi a vicenda come scatole cinesi per le quali, alla fine, risulta difficile comprendere quale delle due contenga l'altra.
Nella finzione letteraria, infatti, La storia infinita è in realtà il titolo di ben tre volumi:
quello scritto dall'autore Michael Ende, in cui si raccontano le vicende del mondo dei Figli d'Adamo (in rosso rubino cupo) e del Regno di Fantàsia (in verde-azzurro)
quello rubato da Bastiano nel negozio di antiquariato del signor Coriandoli, rilegato in pelle e con l'AURYN in copertina, in cui si raccontano solo le vicende del Regno di Fantàsia
quello contenuto nella Montagna Vagante e poi riscritto dal Vecchio, speculare a quello di Ende poiché in esso le vicende del mondo dei Figli d'Adamo sono in verde e quelle del Regno di Fantàsia in rosso.
Grazie a questa struttura, Ende riesce a infrangere la barriera che divide lettore e personaggio, poiché Bastiano passa da un ruolo all'altro nel corso della storia. In questo modo, anche il confine tra realtà e finzione risulta meno netto e, in alcuni passaggi (fra tutti, l'urlo udito da Atreiu e da Ygramul), quasi indistinto.
TEMATICHE
Ne La storia infinita, Michael Ende affronta molte tematiche fondamentali del genere umano: oralità e scrittura, fantasia, amicizia, sogni, il concetto stesso di storia e narrazione.
Tali temi, spesso introdotti in chiave simbolica o allegorica, permeano l'intero romanzo, che può quindi essere letto a più livelli così come avviene ad altre opere fantastiche (Alice nel paese delle meraviglie, I viaggi di Gulliver, Peter Pan, Pinocchio, Il mago di Oz, Il racconto dell'isola sconosciuta...).
La fantasia è uno dei temi fondanti de La storia infinita. Da Phantasie (fantasia in tedesco) deriva, non a caso, il nome stesso di Fantàsia.
Non si tratta solo di una capacità tipica dell'uomo di immaginare ciò che non è o ciò che potrebbe essere; per Michael Ende, la fantasia è un'attività vera e propria della mente così com'è intesa anche da molti neurologi contemporanei. Grazie ad essa, il genere umano è in grado di creare, modificare, plasmare la realtà, costruendole un passato ed un futuro. E questo "potere" sub-creativo, dovuto all'attività immaginativa, è molto simile alla creazione divina, rientrando nelle qualità concesse da Dio all'uomo che lo rendono simile a Lui.
La differenza, sostanziale, è che alla fantasia di Ende tutto è concesso, nel bene e nel male. Né Bastiano né l'Infanta Imperatrice fanno distinzioni tra le loro creature; lasciano anzi che vivano ciascuna la loro vita senza interferenze, come farebbe l'autore di un documentario che osserva una scena della natura. Una scena, tuttavia, originata proprio da chi poi si limita a guardare.
La fantasia dà dunque vita a un personaggio e ad una storia. Ma questo vale per i libri, per i racconti letti o ascoltati dai Figli d'Adamo. A Fantàsia, invece, ogni personaggio ha un'esistenza propria che travalica le vicende di una storia effettivamente messa per iscritto.
Pertanto, la fantasia del cosiddetto "mondo reale" e quella di Fantàsia seguono leggi diverse. Nel regno dell'Infanta Imperatrice, infatti, l'uso dell'immaginazione da parte di Bastiano si limita a dare un input; dopodiché ogni creatura si evolve in completa autonomia, decidendo con le sue stesse azioni la sua strada. L'intervento della fantasia d'un autore-creatore non è più necessario, poiché la vita, a Fantàsia, è in grado di svilupparsi seguendo l'istinto e la propria natura. Così accade, ad esempio, agli Uzzolini.
Il nome o La creazione
Ogni cosa, a Fantàsia, inizia ad avere una propria storia dal momento in cui le viene dato un nome. Prima di allora semplicemente esiste, ma non ha uno scopo, un ruolo, una funzione perché è priva di identità. Questo tipo di creazione è tipico delle culture orali e si trova presso quasi tutti i popoli, con tracce evidenti in poemi epici e testi sacri: Bibbia, Enuma Eliš, Iliade, Odissea, Libro delle caverne, Ciclo degli Ulati (leggenda di Conchobar e Cú Chulain), Ciclo dei Feniani (leggenda di Finn/Fingal e Oisin/Ossian), etc.
La parola creatrice non è dunque un’invenzione di Ende, ma la ripresa di un’idea antichissima. Il nome come "soffio della vita" è presente nella cultura egizia, assiro-babilonese, greco-romana (insufflare vitam) e in varie altre. Ciò non deve stupire, poiché il Regno di Fantàsia si presenta come la summa di tutti i miti e le credenze umane, contenute in nuce nell’immaginario di ogni tempo e luogo.
Dare un nome, tuttavia, è necessario ma non sufficiente per dar vita a una storia; è, semmai, il primo passo. Perelun e Goab, dove tutto si ripete all’infinito senza evolversi, ne sono una dimostrazione. Dopo aver ricevuto un nome, ogni cosa ha anche bisogno di uno sfondo, di un passato, un presente e un futuro che la consegnino alla struttura classica e teleologica di ogni storia: inizio-svolgimento-fine.




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