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La teoria indianistica sulle fiabe

Mentre i ricercatori di una scuola facevano la disanima del Rig Veda e delle sue influenza sulla favolistica, un'altra scuola, che respingeva interamente sia le teorie generali indoeuropee sia quelle mitologiche, trovava anch'essa in India, sia pure da un altro punto di vista, la fonte principale delle tradizioni della favolistica. Il capo di questa scuola fu Theodor Benfey.
Fin dal 1838, Loiseleur Deslongchamps aveva fatto la supposizione che le versioni originali delle fiabe popolari europee potessero ritrovarsi in India; ma fu il Benfey a raccogliere la supposizione e a trasformarla in un dogma. Questo concetto, già da lui prospettato in precedenti studi, venne espresso con maggior chiarezza e autorità nella introduzione alla sua edizione del Panchatantra del 1859.
Il Benfey ravvisa dunque in India l'origine della favolistica, ad eccezione che per le favole di Esopo, e ritiene che la sua diffusione in Occidente abbia avuto luogo attraverso tre canali:
1) in parte tramite la tradizione orale, prima del secolo X;
2) dopo il secolo X, tramite le tradizioni letterarie, sulle vie dell'influsso islamico, e particolarmente
attraverso Bisanzio, l'Italia e la Spagna;
3) tramite il materiale buddistico, attraverso la Cina e il Tibet o anche direttamente dai mongoli.

Importanti veicoli letterari furono il persiano Tutinameh e gli scritti arabi, e probabilmente quelli ebraici. Anche la tradizione orale contribuì alla diffusione delle fiabe, specialmente nei paesi slavi.
Le elaborate note comparative fatte dal Benfey per ciascuna delle storie del Panchatantra diedero peso accademico alle sue opinioni e, per almeno una generazione, indirizzarono le ricerche di parecchi studiosi della favolistica nei campi da lui indicati. Ne conseguì un periodo d'intensi studi di favolistica comparata, che segnarono il vero inizio della moderna scienza della favolistica. Le ipotesi fondamentali avanzate in tali studi confermarono che l'India era la fonte prima da cui erano scaturite tutte le favole europee; comunque, quali che fossero le conclusioni di queste fatiche, certo è che l'ingente raccolta di analogie messe insieme in tale intento costituì un contributo di carattere duraturo.
Dopo il Benfey, lo studioso più importante impegnato in simili ricerche fu Reinhold Kohler, direttore della biblioteca ducale di Weimar. Per parecchi anni egli pubblicò note sulle principali collezioni di racconti europei, via via che essi apparivano, e dal complesso di questi lavori apparve sempre più chiara la mutua connessione dei vari racconti e argomenti. In nessun caso questi studi ricondussero all'India, e anche se confermarono l'importanza dell'India per le favole europee, dimostrarono però che il Benfey avesse esagerato nella sua tesi.
Il Kohler era soprattutto un chiosatore, e non sembra si sia preoccupato troppo delle teorie generali riguardo alle origini delle favole europee. Un sostenitore assai più valido dei concetti fondamentali del Benfey fu Emanuele Cosquin, che pubblicò una brillante serie di monografie, per un periodo di trent'anni, a cominciare dal 1890 circa. Egli studiò dozzine di racconti e di temi, sempre mettendo l'accento sulle connessioni con analoghi racconti e temi indiani, ch'egli era convinto rappresentassero la fonte comune. Di solito i suoi studi non sono intesi a fornire conclusioni riguardo ad un gran numero di racconti presi in esame; ma tuttavia costituiscono un notevole progresso nella nostra conoscenza di parecchie storie, e gettano le basi per un più conclusivo lavoro da parte degli studiosi futuri.
Il Cosquin modificò la teoria del Benfey sotto due aspetti. Anzitutto, egli si convinse che il Benfey si era sbagliato nell'assegnare una parte così importante ai mongoli nella diffusione delle fiabe attraverso l'Europa. In secondo luogo, egli era rimasto colpito dal ciclo delle fiabe popolari egiziane, che erano troppo antiche per essere state prese dall'India, come voleva il Benfey. Comunque, il Cosquin ritenne che, anche se l'India non aveva potuto dare origine a tutte le fiabe, era stata tuttavia il gran deposito in cui erano affluite fiabe di ogni provenienza, per diffondersi poi in tutto il mondo.
La teoria indianistica, anche se non ancora del tutto morta, ha perduto il suo ultimo apostolo nel 1921, con la morte di Cosquin. Gli studiosi moderni della favolistica sono per la maggior parte convinti che l'India, pur essendo stata fonte importante di molte storie, non sia tuttavia che uno dei parecchi centri di invenzione e diffusione delle fiabe.





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