Le relazioni fra Fiaba e Rito
La fiaba ha conservato traccia di molti usi e riti, e molti temi e motivi trovano la loro spiegazione genetica solo se confrontati con determinati riti. E in special modo, con quei riti che in certe tribù servivano ad «iniziare» il ragazzo o la ragazza al mondo degli adulti. Se ci riuscisse di mostrare quali motivi attengono a questi riti riusciremo in certa misura a spiegare l'origine di questi motivi. È necessario studiare sistematicamente questo nesso tra fiaba e riti. La fiaba non è semplicemente una cronaca. Tra la fiaba e il rito esistono forme diverse di rapporto e di nesso che andremo ad esaminare sinteticamente.
• Corrispondenza diretta tra fiaba e rito
Il caso più semplice è quello della completa corrispondenza tra fiaba e rito; ma è un caso molto raro. Nella fiaba si sotterrano le ossa e nella realtà ci si comporta proprio allo stesso modo. Oppure: nella fiaba si racconta che i figli dei re venivano rinchiusi in sotterranei, erano tenuti nell'oscurità e veniva dato loro il cibo in modo che nessuno potesse vederli; e nella realtà storica troviamo identici comportamenti. L'esistenza di questo parallelismo è estremamente importante per lo studioso del folclore. È necessario analizzare queste coincidenze, spesso constateremo che un certo motivo risale proprio a questo o quel rito o usanza e che la sua genesi può trovare una spiegazione.
• Trasposizione del rito nella fiaba
Per trasposizione intendiamo in questo caso la sostituzione, nella fiaba, di un certo elemento (o di alcuni elementi) di un rito, divenuto inutile o incomprensibile in forza di certi mutamenti storici, con un altro elemento più comprensibile. La trasposizione perciò è di solito collegata con una deformazione, con un mutamento formale. Assai spesso viene a mutare la motivazione, ma possono subire modificazioni anche altre componenti del rito. Così, ad esempio, nella fiaba si racconta che l'eroe viene cucito in una pelle di vacca o di cavallo per poter uscire da una voragine o per raggiungere il regno in capo al mondo. Successivamente un uccello afferra e trasporta questa pelle, con l'eroe dentro, sopra quella montagna o in quella località al di là di quel mare che l'eroe non avrebbe avuto modo altrimenti di raggiungere. Come spiegare l'origine di questo motivo? È noto l'uso di cucire i defunti in pelli di animali. Il motivo di cui stiamo parlando risale a questa usanza oppure no? Lo studio sistematico di questa usanza e del motivo fiabesco dimostra che tra loro esiste indubbiamente un nesso: la coincidenza riguarda non solo le forme esteriori ma anche lo stesso contenuto, per il senso di questa consuetudine nel passato storico; con un'eccezione: nella fiaba l'eroe viene cucito nella pelle da vivo, nell'uso si cuciono i morti. Questa mancanza di identità è un caso semplice di traslazione di senso: nella consuetudine cucire il morto nella pelle significava garantirgli l'ingresso nel regno dei morti, nella fiaba garantisce all'eroe l'ingresso nel regno in capo al mondo. L'espressione «trasposizione di senso» è adatta in quanto indica che è avvenuto un processo di trasformazione. La trasposizione mostra che nella vita del popolo sono intervenuti alcuni mutamenti i quali hanno comportato anche il mutamento del motivo. In molti casi il fondamento originario è tanto in ombra che non sempre si riesce a individuarlo.
• Inversione del rito
C'era l'usanza di uccidere i vecchi. Nella fiaba invece troviamo che un vecchio doveva essere ucciso ma non viene ucciso. Colui che avesse fatto la grazia al vecchio al tempo in cui sussisteva tale usanza sarebbe stato schernito e forse rimproverato o persino punito. Nella fiaba, colui che risparmia il vecchio è l'eroe, che ha agito saggiamente. C'era l'usanza di sacrificare una fanciulla al fiume dal quale dipendeva la fertilità. Questi sacrifici erano compiuti all'inizio della semina e dovevano servire a favorire la crescita delle piante. Nella fiaba invece compare l'eroe e libera la fanciulla dal mostro al quale era stata destinata in pasto. In realtà, all'epoca in cui vigevano queste usanze, un tale «liberatore» sarebbe stato fatto a pezzi quale responsabile di un gravissimo sacrilegio che poteva minacciare il benessere del popolo, che poteva mettere in pericolo il raccolto. Questi fatti dimostrano che talvolta il soggetto nasce da un atteggiamento negativo nei confronti di una realtà storica anteriore. Questo soggetto (o motivo) non sarebbe potuto intervenire in qualità di fiabesco al momento in cui vigeva un ordinamento di vita che esigeva il sacrificio di una fanciulla. Ma con la caduta di questo modo di vita, l'usanza, un tempo ritenuta sacra, per la quale l'eroe era la fanciulla-vittima che talvolta andava al sacrificio volontariamente, diventò non necessaria e ripugnante, e divenne eroe della fiaba il sacrilego che impediva questo olocausto.
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