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Lo sviluppo affettivo del bambino






La maggior parte degli psicologi e studiosi dell’infanzia concorda nella ripartizione delle fasi della crescita del bambino secondo tre momenti precisi e caratterizzati da particolari acquisizioni e conquiste affettive e cognitive. Queste tre fasi sono genericamente chiamate prima infanzia, seconda infanzia e terza infanzia.

Prima infanzia: da 0 a 2 anni

La personalità del neonato è costituita da un insieme di bisogni che esigono soddisfazione piena ed immediata. Il bambino è in contatto con la realtà esterna solo per quanto riguarda la soddisfazione dei suoi bisogni di accudimento.
La prima vera relazione con l’ambiente circostante avviene verso i 3 mesi momento in cui si registra la comparsa del primo “sorriso psicologico”, connesso non ad uno stato di soddisfazione e benessere interno, ma rivolto ad un oggetto, che sia costituito da un volto, che sia situato di faccia e che si muova.
Il primo vero riconoscimento della realtà esterna in quanto tale avviene verso gli 8 mesi. Il bambino mostra infatti una “reazione di angoscia” di fronte a una figura che non sia quella materna, a dimostrazione che ha ormai stabilito un rapporto affettivo con un “oggetto” del mondo esterno.
Dopo il primo anno il bambino comincia a sviluppare l’autonomia motoria, inizia a muoversi ed a esplorare l’ambiente circostante, traendo piacere da attività competitive con i coetanei, l’ambiente esterno e gli oggetti ad esso appartenenti.
A quest’età il bambino comincia anche a sviluppare l’attività verbale. Si è notata la comparsa nel suo linguaggio dell’avverbio “no” prima ancora del sì: il “no” serve al bambino inizialmente più del “sì” di fronte alle limitazioni e richieste della madre (“non far questo, non far quello”).
Sempre in questo periodo il bambino deve imparare a controllare le sue funzioni intestinali, dato che la mamma comincia anche ad esigere che non “sporchi”. Benché a noi possano sembrare esperienze di poco conto, nella vita del bambino queste esperienze di rapporto con la madre sono essenziali. Educando i propri sfinteri, si impegna psicologicamente in un rapporto di scambio con l’ambiente.
La relativa autonomia motoria permette inoltre al bambino di soddisfare la curiosità e le tendenze esplorative che sono particolarmente sviluppate in questa fase. L’atteggiamento dell’adulto al riguardo è decisivo ai fini dello sviluppo. Atteggiamenti di limitazione, interdizione o colpevolizzazione possono contribuire ad accentuare nel bambino tratti di inibizione e di controllo.

Seconda infanzia: da 2 a 5 anni

In questo momento della sua vita il bambino inizia a vivere una serie di problemi che coinvolgono gli organi sessuali. In particolare le questioni che il bambino si pone sono relative a due grandi temi: le differenze tra i sessi e il meccanismo della nascita dei bambini.
L’ipotesi iniziale che il bambino fa è quella di un’uguaglianza tra i sessi, in cui le differenze sarebbero marginali e relative a caratteristiche esterne (abbigliamento, pettinatura, ecc.): il bambino è convinto che esiste solamente l’organo maschile. Quando scopre l’esistenza di quello femminile, non volendo ammettere di essersi sbagliato, giunge alla conclusione che “benché ora sia assente, prima c’era e la bambina lo ha perduto”.
Verso i 3 anni si assiste ad un importante evento psichico nella vita del bambino: il complesso edipico, cioè quell’insieme di sentimenti amorosi ed ostili che il bambino sperimenta nei confronti dei genitori. Più specificamente il bambino inizia ad avvertire un ostacolo al possesso del genitore del sesso opposto, verso cui è attratto. Questo ostacolo è rappresentato dal genitore dello stesso sesso. Il bambino entra così in competizione affettiva col padre e la bambina, con diverso itinerario, con la madre. Tale situazione conflittuale e penosa viene risolta tramite la rinuncia al possesso del genitore del sesso opposto e l’identificazione con il genitore dello stesso sesso.

Terza infanzia: da 5 a 11 anni

Mentre da 3° al 5° anno il bambino attivamente tendeva a mettere in primo piano tutto quello che a suo modo riguardava la sessualità, dopo il 6° anno, risolta la fase edipica, quell’effervescenza si spegne e su tutti questi fenomeni si stende seppure non completamente il velo della rimozione. Per questo motivo tale momento viene chiamato “fase di latenza”: in essa si assisterebbe ad un decremento degli impulsi sessuali o perché deviati dalle specifiche mete o per un’inibizione biologicamente attiva.
In questo periodo il bambino è preso da interessi intellettuali e ludici, si aggrega ai compagni, è impegnato nello sforzo di assimilare le norme e la caratteristiche ambientali; ha un grande disinteresse per gli individui del sesso opposto.
Di fatto si presenta più ordinato, più misurato, più pronto ad accogliere i modelli di comportamento offerti dall’ambiente. “piacere agli altri”, ”conformismo”, “acquiescenza” sono i tratti più caratteristici del bambino in questo momento. Il bambino cerca di piacere ed andare d’accordo un po’ con tutti. Gli altri vengono percepiti in funzione della situazione concreta: essi sono buoni o cattivi in relazione alle condotte che il ragazzino può ritenere più o meno funzionali ai fini che si propone.
È verso l’11° anno che il ragazzo acquisisce un’identità di sé più stabile nelle diverse situazioni. Ciò conduce a rapporti sociali più reali e proficui e segna l’inizio della successiva fase dello sviluppo: l’adolescenza.

Ilaria Ronchetti



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