Lo sviluppo cognitivo del bambino
Le tappe attraverso le quali il bambino conquista la capacità di ragionamento e di reazione
L’intelligenza è una forma di adattamento all’ambiente, la cui funzione principale è quella di accrescere gli scambi positivi tra il mondo circostante e l’organismo, in modo da favorire la conservazione di quest’ultimo. È ormai confermato il dato che lo sviluppo delle capacità intellettive avvenga secondo una successione di stadi fondamentali e che ogni cambiamento evolutivo sia implicito nelle condizioni precedenti della mente e prepari la condizione successiva. La più completa interpretazione della genesi dello sviluppo intellettivo si deve allo studioso svizzero Jean Piaget. Ed è proprio seguendo questo autore che esamineremo brevemente le tappe del processo di maturazione dell’intelligenza e, di conseguenza, le conquiste che questa permette all’essere umano.
Da 0 a 18 mesi
Alla nascita il bambino è già dotato di semplici sistemi di elaborazione delle informazioni che gli provengono dal mondo circostante e di scelta delle risposte più appropriate a queste stimolazioni.
Si è notato che a 2, 3 giorni, il bambino è in grado di compiere un atto intelligente quale è quello di associare tra di loro più stimoli. Se infatti l’allattamento è accompagnato dal suono di un campanello per un certo periodo, avvenuto il giusto apprendimento, il bambino risponderà al solo suono del campanello con il riflesso di orientamento del capo verso il biberon. A tre mesi il bambino riesce a regolare il ritmo di suzione di un succhiotto per intervenire sul movimento degli oggetti posti sulla sua culla.
Ma ancora non si può parlare di un vero e proprio atto intelligente.
È solo dopo il primo anno di vita che il bambino diviene capace di utilizzare nuovi e differenti schemi d’azione per raggiungere un fine. Essendosi appropriato in questa fase di sviluppo di concetti quali quelli di spazio, movimento, causa e tempo è in grado di manifestare un comportamento intelligente, perché fondato “sull’invenzione”. Per fare un esempio è in grado di rintracciare un oggetto nascosto oppure, di capire la relazione che ci può essere tra due eventi.
Dai 2 ai 6 anni
Passaggio fondamentale di questa fase è lo sviluppo del linguaggio, cioè di un vero e proprio scambio comunicativo con le persone che lo circondano. Le forme d’intelligenza che predominano fra i 2 ed i 4 anni sono dette pre-concettuali. A quest’età il bambino non è ancora capace di capire le relazioni che uniscono delle classi di eventi. Per esempio, a questo livello di sviluppo intellettivo il bambino confonde fra “papà” e “uomo” ed è portato ad affermare che “gli uomini sono papà”, oppure, poiché le mamme sono donne, afferma che “le donne sono mamme”.
A partire dai 4 anni si nota uno sviluppo sempre più intenso dell’attività concettuale, anche se l’esperimento sulla “conservazione della quantità di sostanze”, dimostra come l’intelligenza rimanga sostanzialmente ancora pre-logica. Se infatti si presentano al bambino due vasetti di uguale diametro ed altezza e si riempiono di acqua i bambini diranno che i vasetti contengono la stessa quantità di acqua. Ma se prendiamo un altro recipiente più alto e stretto e versiamo in esso il contenuto di uno dei due vasetti precedenti, il bambino affermerà che la quantità è cambiata perché è aumentato il livello. Afferma che “poiché è più alto c’è più acqua”, oppure che “è più stretto e quindi c’è meno acqua”.
Solo quando porrà in rapporto l’aumento dell’altezza con la diminuzione dello spessore arriverà a comprendere che la quantità d’acqua è rimasta immutata. Ma questo sarà possibile solo nella fase successiva dello sviluppo dell’intelligenza.
Dai 7 agli 11 anni
Durante questa fase dello sviluppo il bambino è capace di eseguire operazioni logiche. È capace cioè di raggruppare tutti gli elementi in una classe, cioè di fare una “categorizzazione” del mondo. Se si presentano al bambino dei dolcetti, alcuni dei quali di colore nero e forma rettangolare ed altri gialli e di forma rotonda e gli si chiede di raggrupparli, la formazione di una classe avverrà proprio sulla base del colore e della forma. Inoltre il bambino riesce a capire la numerosità di ciascuna classe. Però cade in errore nel rispondere alla domanda “Vi sono più pastiglie o pastiglie gialle?”. Questo perchè non riesce ancora a capire che benché di colore è forma differenti fanno parte di un tutto che è per forza di numero maggiore. È capace cioè di stabilire delle relazioni sulla base della somiglianza, ma incapace di collegarla alla differenza di numero.
Verso gli 11 anni diventa capace di elaborare delle ipotesi, quindi di introdurre il concetto di “possibilità”, e di verificarle prescindendo dai dati di fatto. Un esempio è quello fornitoci proprio dall’autore e dai suoi collaboratori sull’oscillazione del pendolo. Se si chiede ai bambini di scoprire da cosa dipende l’oscillazione del pendolo o precisamente quale tra i quattro possibili fattori (lunghezza della corda, peso del solido che vi è spazio, di movimento, di causa e tempo attaccato, ampiezza dell’angolo d’oscillazione, forza dello slancio dato) è responsabile della velocità, questo riuscirà a variare in maniera corretta i quattro fattori, anticipando prima tutte le possibili combinazioni, verificandole e infine isolando quello responsabile. Tale modalità di pensiero è dominante nell’arco di tempo che abbraccia gli anni 11 fino all’entrata nella fase adolescenziale.
Ilaria Ronchetti
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