Universalità della narrazione

Il narratore ha potuto contare sempre e dappertutto su un uditorio avido e attento. Che egli riferisse fatti d'attualità, o raccontasse leggende di tempi lontani, o ricamasse elaborate finzioni, le sue parole hanno tenuto avvinti uomini e donne, che in esse hanno trovato soddisfazione al loro bisogno di informazione, o di piacere, o di incitamento ad eroiche imprese, o di edificazione religiosa, o di svago dalla monotonia della vita.
Nei villaggi dell'Africa centrale, sulle grandi imbarcazioni del Pacifico, nella boscaglia australiana, all'ombra dei vulcani delle Hawaii, le storie del presente e quelle del passato misterioso, degli animali e degli dei e degli eroi, degli uomini e delle donne comuni, affascinano gli ascoltatori o arricchiscono di sé la conversazione d'ogni giorno. Così è negli iglù eschimesi, alla luce dell'olio di foca, nelle giungle tropicali del Brasile, fra i pali totemici della costa columbiana. E nel Giappone, nella Cina, nell'India, dappertutto, il sacerdote e il letterato, il contadino e l'artigiano sono uniti nell'amare la bella favola e nell'onorare l'uomo che sa raccontarla.
Thompson S., La fiaba nella tradizione popolare, Il Saggiatore, Milano, 1967, p. 17
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