Significati simbolici del Topo
Il topo rappresenta spesso l'altro lato del Sè, è la manifestazione della poca familiarità che l'uomo ha con il suo lato universale.
Animale impuro, vive anche nelle fogne, si ciba di spazzatura, resta ai limiti del sociale e, restituito con queste caratteristiche alla dimensione interiore e psicologica dell'uomo, ne incarna assai intuitivamente, il simbolo dell'esilio dalla socialità.
Si organizza in gruppi, così può vedere come un simbolo che rode la coscienza del singolo, messaggero della necessità di aprirsi, era visto nel passato anche come portatore di sventura a causa del suo rosicchiare oggetti culturali: come libri e così via.
Il simbolo del topo può essere associato alla dea azteca Tlazolteote, la dea della sporcizia, legata alle arti magiche e alla purificazione dei peccati, agiva da tramite tra il penitente e il dio Tezcotlipoca "Lo specchio che fuma".
Il topo ha in qualche modo a che fare anche con l'atteggiamento predatorio dell'uomo, anzi è esso stesso caricatura del simbolo della "preda" in quanto, quando gli capita di finire nelle grinfie "scientifiche" e "scientiste" dell'uomo, esso può conoscere assai bene la "crudeltà" di questo uomo _ demiurgo per la cui causa dovrebbe immolarsi. Si pensi alle cavie da laboratorio, alla vivisezione.
S. Freud, in "Casi clinici 5 - L'uomo dei topi", si esprime così su questo animale: "L'idea del topo è inseparabilmente collegata con il fatto che esso morde e rode con i suoi denti aguzzi; ma se i topi mordono, sono sozzi e voraci, non possono restare impuniti; gli uomini li perseguitano e massacrano senza pietà, come il paziente aveva talvolta visto fare, inorridendone. Spesso aveva provato un senso di commiserazione per quelle povere bestie. Ora, egli stesso era stato una volta un piccolo monellaccio disgustoso e sporco, che nella rabbia sapeva mordere chi gli stava vicino, ricevendone poi tremende punizioni. Ben poteva ravvisare nel topo il suo `sosia'".
Stando a questo, il topo in effetti può essere visto come l'immondo che l'uomo porta in sè e che non può essere accettato dal Super-Io.
Senza inoltrarci sulla forzatura che Freud opera, a livello di causalità, tra vissuti remoti di aggressività verso il padre e fantasia ossessiva della persona in questione, il topo in effetti può essere visto come l'immondo che l'uomo porta in sè e che non può essere accettato dal Super-Io.
Il topo rimanda anche all' inconscio tout-court, che lega spesso il figlio alla madre, non solo alla madre esterna ma anche alla madre intesa quale parte dell'inconscio da cui la coscienza nasce.
Bibliografia:
S. Freud: "Casi clinici - L'uomo dei topi". ed. Bollati Boringhieri, Torino 1976
"La Garzantina - Simboli", ed. Garzanti, Milano'99 J.C.Cooper: "Enciclopedia illustrata dei simboli", ed. Muzzio, PD `87 alla vivisezione.
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