Racconti sul vischio
Baldr e il vischio
Narra Norri Sturluson nel Gylfaginning che Baldr, figlio di Odino e della dea Frigg, era il dio migliore e tutti lo lodavano: "È d'aspetto così bello e così brillante che irradia splendore... È il più saggio fra gli Asi e il più abile nel parlare e il più clemente". Un giorno ebbe sogni funesti sicché gli dei decisero di renderlo vulnerabile. La madre chiese ed ottenne da ogni essere animato o inanimato il giuramento di non nuocergli. Poi gli Asi si riunirono nel luogo del thing, l'assemblea di popolo dove si dibattevano i processi, e lo colpirono da lontano o da vicino con ogni sorta di spade o di proiettili per ferirlo.
Quando Loki vide lo spettacolo se ne dispiacque. Si recò allora da Frigg in sembianze muliebri e le domandò che cosa mai succedesse. La madre le spiegò che aveva chiesto e ottenuto da tutte le cose e gli esseri il giuramento di risparmiarlo. Aveva trascurato soltanto una pianticella: "Cresce una pianticella a ponente della Valhöll che ha nome vischio: mi parve troppo giovane per pretenderne il giuramento".
Loki andò allora a strappare la pianticella che portò a Hödhr, il fratello di Baldr che se ne stava al thing, fuori dalla cerchia degli altri, perché era cieco. "Come mai - gli domandò - non tiri anche tu su Baldr?", "Perché non vedo dov'è Baldr e poi perché sono senz'armi". "Fa' come gli altri - gli suggerì Loki -, rendi onore a Baldr, ti indicherò io dove si trova. Colpiscilo con questo bastoncino".
Guidato da Loki, Hödhr prese il vischio e lo scagliò su Baldr. La pianticella trapassò come uno strale il dio che cadde a terra morto. "E questa - commenta Snorri - è stata la maggiore disgrazia avvenuta tra gli dei e gli uomini".
Perché proprio il vischio fu mortale per Baldr? Forse si può congetturare una risposta cominciando dall'episodio narrato da Virgilio nell'Eneide dove la Sibilla cumana spiega a Enea che non potrà mai scendere nel Tartaro per rivedere il padre Anchise se non avrà staccato da un albero il virgulto dalle foglie d'oro:
Se tanto ami e vuoi due volte navigare
sulla stigia palude, due volte il nero Tartaro vedere,
se ami inoltrarti nell'immane fatica,
ascolta che cosa devi compiere prima.
Si cela in un albero ombroso
un ramo d'oro nel fogliame, e nei rami flessibile,
a Giunone infera consacrato; tutto il bosco
lo copre, e ombre lo racchiudono in oscure convalli.
Ma non puoi scendere nei segreti della terra se prima
dall'albero non ha staccato il virgulto dalle fronde d'oro
Grazie a una coppia di colombe, messaggere della madre Venere, Enea riesce a scoprire il ramo d'oro:
Quale suole nelle selve col freddo invernale il vischio
verdeggiare di fronda nuova, poiché la sua pianta
non germina, e con frutti giallastri avvolge i tondi tronchi,
tale era l'aspetto dell'oro frondeggiante sull'ombroso
elce, così crepitava la lamina al vento lieve
Sarà quel ramo d'oro a placare l'ira del barcaiolo infernale convincendolo a traghettare Enea sull'altra riva dello Stige.