Storia della psicologia in pillole
La nascita del termine psicologia può essere fatta risalire al XVI secolo, con il tedesco Filippo Melantone, latinista e grecista. Per lui la psicologia era l’insieme di conoscenze filosofiche, letterarie e religiose sull’animo umano. Per inciso il termine del Melantone fu psychologia, e comparve nelle opere dei suoi discepoli Rodolfo Goclenio, Psychologia (in greco) hoc est de hominis perfectione (1597), e in Otto Cassmann Psychologia anthropologica sive animae humanae doctrina (1594). Ricerche recenti hanno individuato che ne esiste una presenza ne Psychologia de ratione animae humanae (1511-1518) del dalmata Marcus Marulus (1450-1524), ma la semantica del termine poco di simile ha con l'uso contemporaneo.
Nel 1690 John Locke, filosofo inglese, pubblica il Saggio sull’intelletto umano in cui cerca di ricostruire il funzionamento della mente, per capire come nascono i nostri contenuti mentali, astratti e complessi.
Per lui all’origine delle idee c'è l'esperienza, e studia il comportamento animale e umano. Egli vuole arrivare a capire quale sia il modo migliore per ragionare. La mente viene però analizzata solo attraverso ragionamenti e osservazioni, senza esperimenti.
Difatti nel testo Saggio sull’intelletto umano egli immagina (letteralmente) che cosa possa capitare ad una persona, cieca dalla nascita, quando questa riacquista la vista; e si chiede se riuscirà a comprendere le forme degli oggetti senza l'utilizzo del tatto, o ne avrà bisogno. Locke letteralmente immagina un esperimento, non ne compie uno. Per questo il tentativo di studiare la mente di Locke non avrà successo in psicologia, anche se molti filosofi prenderanno spunto da lui per dare una base solida ai propri ragionamenti.
La psicologia scientifica moderna nasce nella seconda metà dell'Ottocento.
Tra il 1850 e il 1870 fisici e medici si occupano dello studio della psiche: le sensazioni, le emozioni, le attività intellettive. Gli scienziati applicarono allo studio della mente le metodologie che già applicavano alle scienze naturali, ma senza rendersi conto che stavano creando una nuova scienza, la moderna psicologia scientifica, in cui fusero le scienze naturali con lo studio della mente.
Con la diffusione della psicologia, gli atenei degli Stati Uniti iniziarono ad affiancare gli sforzi di ricerca delle Università tedesche all'inizio del XX secolo.
Verso la fine del XIX secolo, alcuni giovani americani si trasferiscono a Lipsia per approfondire la nascente disciplina della psicologia sperimentale presso il Laboratorio di Wundt; tornando in America, iniziano a diffonderne la conoscenza.
Uno di essi, Lightner Witmer, nel 1896 istituisce presso l'Università della Pennsylvania una Psychological Clinic per aiutare i bambini con difficoltà di apprendimento. Si tratta del primo "istituto di psicologia clinica" ad essere fondato nel mondo. Purtroppo, i primi risultati della psicologia sperimentale gli sono solo parzialmente utili, e si deve quindi rivolgere - per integrare la sua pratica clinica - a educatori, insegnanti ed assistenti sociali, per ricerverne suggerimenti e consigli. Inizia proprio in questo contesto la prima suddivisione della scienza psicologica tra gli approcci sperimentali (focalizzati sulla pratica di laboratorio e sulla produzione di dati sperimentali, ripetibili e verificabili) e gli approcci applicativi (che, seppur rigorosi e fondati in gran parte sulla ricerca di base, devono rispondere alle loro complesse necessità operative con maggior flessibilità ed ecletticità). Witmer introdusse anche importanti temi di psicologia scolastica, e fu un pioniere dell'approccio idiografico in psicologia clinica ed applicata, in confronto a quello, all'epoca prevalente, di tipo nomotetico (tipico della psicologia sperimentale).
Anche Edward Titchener (1867-1927), inglese, condusse i suoi studi a Lipsia. Dopo aver studiato con Wundt, a soli 25 anni si trasferì negli Stati Uniti, a Ithaca, per diffondere la psicologia. Egli tradusse il manuale di Wundt in inglese, scrisse anche altri manuali e diresse una rivista di psicologia. Inoltre fondò una scuola, basata sullo strutturalismo, ovvero sulla descrizione degli elementi strutturali che formano la mente.
Secondo Titchener, la psicologia deve analizzare la struttura della mente, che sarebbe formata da tanti elementi che la compongono come un mosaico di sensazioni, emozioni, concetti; il lavoro dello strutturalista è quindi quello di analizzare tutti questi percetti, emozioni, concetti.
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