Teoria di Grimm sulla favola
Il Grimm, parlando della fiaba in generale, e non della fiaba meravigliosa in particolare, presenta due concetti, che per lungo tempo vennero universalmente accettati:
1) il ciclo delle fiabe che presentano strette somiglianze rimane nell'ambito della famiglia linguistica indoeuropea;
2) le fiabe sono miti decaduti, e quindi sono comprensibili solo attraverso una corretta intepretazione dei miti da cui provengono.
Questi enunciati informano di sé due teorie dette generalmente «teoria indoeuropea» e «teoria dei miti decaduti». Il Grimm suggerisce inoltre, pur senza svilupparli, altri concetti che più tardi vennero messi in rilievo da altri studiosi. Così il concetto delle «situazioni talmente semplici e naturali da poter riapparire ovunque», situazioni ch'egli non ritiene molto comuni. Il Grimm ammette anche i prestiti da un popolo all'altro, ma li considera fatti occasionali.
I due princìpi suddetti erano destinati a divenire i fondamenti della conoscenza della favolistica per un altro mezzo secolo, mentre le argomentazioni del Grimm andavano gradatamente perdendo il sostegno di quasi tutti gli studiosi. La teoria del Grimm, che le favole con episodi comuni fossero essenzialmente indoeuropee, era il risultato naturale di un grande interesse per la filologia comparata nella prima parte del secolo XIX. Verso la fine del secolo precedente, era stata accertata l'importanza del sanscrito, e da allora gli studiosi si interessarono del problema di ricostruire la lingua madre da cui discesero per la maggior parte i linguaggi parlati dall'India all'Irlanda.[1]
Parecchie questioni di dettaglio rimasero insolute; tuttavia, per la metà del secolo XIX i princìpi generali definiti e le varie suddivisioni erano ben stabilite. Si riteneva generalmente che, essendovi stata una lingua madre, vi doveva essere stato anche un gruppo omogeneo di genti che usavano questa lingua: cioè il gruppo indoeuropeo primitivo. Ma dove fosse vissuto questo popolo prima di scindersi per intraprendere le migrazioni verso l'India o verso l'Europa, era un problema che non si riuscì a risolvere. Per lo più, gli studiosi immaginavano che questa terra originaria fosse da ricercare in qualche regione degli altopiani dell'Asia occidentale; e per lo meno erano certi che i loro antenati indoeuropei fossero stati dei pastori.
[1] Per un'utile trattazione di questo movimento, cfr. J. W. Spargo, Linguistic Science in the 19th Century, Cambridge, Mass., 1931.
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